Unipol-Fonsai: inchiesta sulla fusione spostata da procura Milano a Torino

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 settembre 2014 15:40 | Ultimo aggiornamento: 16 settembre 2014 15:40
Unipol-Fonsai: inchiesta sulla fusione spostata da procura Milano a Torino

Carlo Cimbri, amministratore delegato di UnipolSai indagato dalle procure di Milano e Torino per aggiotaggio informativo (LaPresse)

MILANO – Inchiesta sulla fusione Unipol-FonSai: il fascicolo passa dalla Procura di Milano a quella di Torino. La decisione è della Procura Generale della Cassazione, che secondo la legge deve risolvere i conflitti di competenza territoriale fra uffici inquirenti.

A maggio sia i magistrati di Milano che quelli di Torino avevano messo sotto indagine per aggiotaggio informativo Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol ed ex amministratore delegato di Fondiaria Sai.

Secondo i pm Cimbri avrebbe commesso il reato con comunicati stampa e documenti informativi inoltrati a “Nis”, la piattaforma informatica di Borsa Italiana, tutto materiale relativo alla fusione tra Unipol e le compagnie assicurative controllate da Salvatore Ligresti (Premafin, Fondiaria e Milano Assicurazioni), che ha portato alla nascita, a dicembre 2013, di Unipol-Sai.

Scrive Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera

La Procura Generale della Cassazione, chiamata per legge a dirimere i conflitti di competenza territoriale che tra uffici inquirenti insorgano nelle indagini preliminari, ha infatti tolto il fascicolo alla Procura di Milano, ritenendo che competente a svolgere l’indagine debba invece essere la Procura di Torino (curiosamente guidata da pochissimo, peraltro, proprio da un ex milanese come il procuratore Armando Spataro).

Erano stati gli interrogatori fra ottobre 2013 e gennaio 2014 del testimone Michele Pezzinga, commissario Consob sino al 16 dicembre 2013, e del funzionario Marcello Minenna, a determinare il pm milanese Luigi Orsi a ordinare perquisizioni in Unipol ed esibizioni di documenti in Consob allo scopo di cercare di chiarire quale fosse il controverso valore del portafoglio di titoli strutturati in pancia a Unipol, e quindi quale l’autentico patrimonio netto di questo gruppo assicurativo. Una risposta cruciale non solo per la veridicità delle comunicazioni sociali di Unipol, ma anche e soprattutto per la correttezza o meno dei concambi fissati: «Se non fossero stati correttamente individuati — era il tema dell’indagine milanese che non aveva indagato alcuno in Consob ma che metteva a fuoco anche l’atteggiamento del presidente Giuseppe Vegas sulla procedura autorizzativa —, ne sarebbe conseguita una iniqua ripartizione del “peso” dei soci delle 4 società in quella (UnipolSai) scaturita dalla fusione».

Ma anche a Torino, nei cui uffici societari i comunicati incriminati erano stati redatti prima di avere il via libera dalla sede di Firenze e essere diffusi sul «Nis» di Milano, i pm Vittorio Nessi e Marco Gianoglio avevano aperto una inchiesta per aggiotaggio, con filosofia in apparenza opposta a quella milanese (e cioè che nei concambi fosse stato depresso il valore di Fonsai, anziché gonfiato il valore di Unipol). Precedente giurisprudenza della Corte di Cassazione aveva sinora (Parmalat, Antonveneta, Montepaschi) quasi sempre sposato il criterio del luogo di reato com luogo di diffusione dei comunicati ad opera della piattaforma informativa “Nis” di Borsa, che sta a Milano. Invece la decisione in Procura Generale del pg Aldo Policastro sottende un differente criterio: l’aggiotaggio, reato di condotta, si consumerebbe nel luogo dove il soggetto autore della comunicazione la esterna e formula, e questo anche se la comunicazione avvenga infragruppo come in questo caso di comunicati preparati a Torino ma poi spediti a Firenze e quindi immessi a Milano nel «Nis».

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