Urbano Cairo: “Rcs? Quei manager bruciano cassa e vendono gioielli per tappare i buchi”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Marzo 2015 13:45 | Ultimo aggiornamento: 9 Marzo 2015 13:45
Urbano Cairo: "Rcs? Quei manager bruciano cassa e vendono gioielli per tappare i buchi"

Urbano Cairo: “Rcs? Quei manager bruciano cassa e vendono gioielli per tappare i buchi”

ROMA – Come valuta la decisione del cda Rcs di trattare in esclusiva con Mondadori per la vendita della società dei Libri? “Molto negativamente – risponde Urbano Cairo, intervistato da Repubblica – perché si vendono i gioielli del gruppo per coprire le perdite operative dell’azienda e non per ridurre i debiti. La casa editrice si vuole privare di un business che offre fatturati stabili e anche margini di guadagno costanti nel tempo a un prezzo certamente non esaltante. D’altronde, basta guardare la reazione della Borsa per capire chi sta facendo l’affare. Il titolo Mondadori è salito quasi dell’8%, quello Rcs poco più del 2%. È una reazione che dovrebbe far riflettere”.

Perché dice che i soldi incassati servono per coprire le perdite?
«Basta fare due conti partendo dai numeri dei bilanci pubblicati. A fine 2011 Rcs aveva 938 milioni di debiti finanziari netti e da quel momento ha incassato 396 milioni sotto forma di aumento di capitale, realizzato dismissioni per altri 397 milioni e ha convertito le azioni di risparmio con un introito di altri 49 milioni.
Risultato: il debito netto sarebbe dovuto scendere ben sotto i 100 milioni. Ma nel frattempo le perdite di cassa sono ammontate a circa 288 milioni e sono stati fatti investimenti per altri 116 milioni e 15 sono stati spesi in acquisizioni. Così l’indebitamento a settembre 2014 era ancora pari a 515 milioni».
Dunque se ho ben capito le difficoltà dell’azienda non sono da ricondurre solo allo sciagurato investimento in Recoletos del 2007 ma anche alla gestione ordinaria. È così?
«Se la gestione corrente fosse stata risanata, oggi grazie all’aumento di capitale e alle dismissioni la società avrebbe ormai digerito quell’acquisizione certamente non azzeccata. Invece la Rcs negli ultimi tre anni ha continuato a bruciare cassa e le dismissioni sono servite a coprire le perdite in una sorta di avvitamento di cui non si conosce il punto di caduta».
Lei aveva già criticato le vendita degli immobili di via Solferino e via San Marco.
«Si sono venduti immobili in un momento sfavorevole di mercato, dunque incassando prezzi non all’altezza, per andare a pagare affitti alti che superano di gran lunga gli oneri finanziari risparmiati. Se abbatto i debiti di 120 e spendo circa 6 milioni in meno di interessi ma poi vado a pagare 9 milioni di affitti non ho certo fatto un grande affare».
Dunque secondo lei questo cda e questo management non sono da riconfermare?
«Mi sembra che i risultati di questo triennio siano largamente insoddisfacenti e quindi richiedano un cambio di rotta».