“Dal Vaticano mezza scomunica per Matteo Renzi”: Marco Politi sul Fatto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 febbraio 2014 9:47 | Ultimo aggiornamento: 15 febbraio 2014 9:48
"Dal Vaticano mezza scomunica per Matteo Renzi": Marco Politi sul Fatto

PIetro Parolin (Foto Lapresse)

ROMA – La “staffetta” Enrico Letta-Matteo Renzi, la “pugnalata di San Valentino” come la definisce Marco Politi sul Fatto Quotidiano, non convince il Vaticano e i vescovi, scrive il cronista del Fatto: “La messa in scena con cui Renzi ha liquidato Enrico Letta non è piaciuta”.

“C’è un “peccato originale” nel futuro governo Renzi – scrive l’Osservatore Romano – ed è rappresentato da modalità e rituali di un’ennesima crisi di governo che “sanno di stantio”, manovre che ricordano troppo il passato, una “voracità quasi bulimica” di un Pd “minato da lotte personali”, che offre l’immagine di un partito eterno incompiuto.

Il giudizio è severo e tanto più tagliente in quanto – finita l’era Bertone – il Vaticano non fa il tifo per una parte politica, ma si pone piuttosto secondo l’input di papa Francesco e la regia del nuovo segretario di Stato cardinale Parolin come osservatore delle vicende politiche italiane. Se Renzi credeva di avere già dalla sua parte le gerarchie ecclesiastiche (per quella spregiudicatezza, che in epoche passate lo ha portato a creare a Firenze il cimitero dei feti) deve ricredersi. La messa in scena, con cui ha liquidato Enrico Letta, non è piaciuta. È come se le alte gerarchie fiutassero nel suo agire un che di avventuriero, piuttosto inquietante.

L’editoriale di Avvenire è ancora più duro. “Non si licenzia un premier-cireneo come Enrico Letta – scrive il direttore Marco Tarquinio – per mettere in croce un Paese intero, per disarmare al buio una maggioranza di scopo tra distinti e anche (molto) distanti, per azzardare … una scommessa elettorale” sia rispetto al ceto politico della Seconda repubblica sia rispetto all’azione di governo sin qui svolta tra difficoltà. L’Avvenire ricorda ciò che Renzi tenta di nascondere. L’inconsistenza di Letta junior è stata determinata anche dalle convulsioni interne di Pdl e Pd. Di “azzardo” parla l ‘Avvenire, di “incognita” parla l’Osservatore.

Il giornale vaticano sospende il giudizio sul futuro (senza dare voti negativi a priori sulla leadership di Renzi). Registra che il segretario Pd deve portare a termine sia le riforme strutturali che quelle istituzionali. In Vaticano si chiedono se riuscirà a centrare obiettivi “così ambiziosi e trasversali”.

Il giornale della Cei rimarca che o il rottamatore riesce fare presto un governo, che risolva i problemi delle famiglie e delle imprese oppure si arriverà alle elezioni di “slancio”. E non sarà una marcia trionfale. Nel frattempo stanno tentando di spiegare al pontefice argentino come sia possibile che oggi entri nel palazzo della suprema magistratura della nazione un personaggio condannato ed espulso dal parlamento come Berlusconi: roba da far vergognare l’ultimo gaucho nella solitudine della pampa.

La gerarchia ecclesiastica attende. Ad ogni buon conto batte casse per il finanziamento delle sue scuole. Quanto all’Imu sugli edifici ecclesiastici anche commerciali, Monti e Letta se la sono dimenticata. Renzi potrebbe fare lo stesso … Nel mondo cattolico sono in corso manovre di riassestamento e di riposizionamento. L’arcivescovo di Milano, cardinale Scola, ha inserito a fine gennaio Gianni Letta nel “Comitato di indirizzo” dell’Istituto Toniolo, la fondazione che controlla l’università Cattolica e il policlinico Gemelli. Letta “zio” non è né un accademico né un manager, ma un uomo di potere puro, che per decenni è stato all’incrocio di un reticolo di affari politici, istituzionali ed economici. Il suo titolo d’onore è l’esser stato braccio destro e gran visir di Berlusconi nella stagione in cui sono state varate le tre leggi che l’Unione europea ritiene il carburante più potente della corruzione abnorme da cui è afflitta l’Italia: legge sul falso in bilancio (che ne permette la “modica quantità”), legge Cirielli sulla prescrizione che ha bloccato una serie di processi, lodo Alfano.

Letta non ha battuto ciglio e meno che mai quando il sultano Berlusconi ha fatto votare ai suoi parlamentari la favola che Ruby era nipote di Mubarak. Che Gianni Letta fornisca orientamenti all’università, di cui era rettore un padre costituente e amico di papa Montini come Giuseppe Lazzati, è un brutto scherzo della storia e si spiega soltanto con il bisogno del cardinale Scola di avere una longa manus per trattare con il potere politico-economico in una fase molto incerta.

Folgorata da innamoramento per Matteo si è scoperto invece con l’anno nuovo Il Regno, la prestigiosa rivista dei cattolici adulti e conciliari. Renzi è lodato perché ha finalmente sconfitto la “corrente tardo-illuminista”, che aveva egemonizzato la sinistra. Peccato che gli “illuministi” siano stati gli unici insieme ai cattolici democratici a resistere agli obbrobri del passato ventennio”.