“Vendetta del Pd: cacciato il marito della Kyenge”, Giacomo Amadori su Libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 ottobre 2014 11:24 | Ultimo aggiornamento: 14 ottobre 2014 11:24
"Vendetta del Pd: cacciato il marito della Kyenge", Giacomo Amadori su Libero

L’articolo su Libero

ROMA – “Vendetta del Pd: cacciato il marito della Kyenge”. Così Libero titola l’articolo a firma Giacomo Amadori.

“È una persona onesta intellettualmente che sta pagando lo scotto di avere per moglie Cécile Kyenge”. L’ex stretto collaboratore del ministero all’Integrazione non ci gira intorno e descrive in questo modo la situazione di Domenico Grispino, sessantenne ingegnere modenese, ormai quasi disoccupato. Attualmente è il direttore del Consorzio attività produttive aree e servizi della provincia di Modena a cui aderiscono 13 comuni, compreso il capoluogo. Il presidente dell’ente è Anna Maria Vandelli, potente assessore del Pd del Comune di Modena (tra le deleghe urbanistica, edilizia, politiche abitative e aree produttive). Lo stipendio di Grispino è di 90mila euro lordi annui e l’incarico, che occupa dal settembre 2009, non gli è stato confermato. Giusto, diranno i lettori, un po’ di sana rotazione. Ci sono due «però».

Il primo è che l’attuale dirigente Grispino ha preso in mano il consorzio con un bilancio in rosso di 1,6 milioni di euro e lo lascia (dato 2013) con un utile d’esercizio di quasi 2 milioni. Un risanamento che dal 2009 al 2013 è avvenuto in modo costante. Il secondo «però» riguarda i motivi che potrebbero aver portato all’avvicendamento al vertice del consorzio. Infatti Grispino, lo ricorderanno i lettori di Libero, nel dicembre 2013 ci rilasciò dichiarazioni a dir poco scoppiettanti a proposito del Partito democratico (lo stesso del presidente Vandelli). Un’intervista eloquente già dal titolo: «Il ricatto del Pd a mia moglie Cécile». Sotto: «Parla Domenico Grispino: “Le hanno fatto firmare un impegno a restituire 34mila euro di spese elettorali, ma la campagna l’ho pagata tutta io”».

Ufficialmente nessuno ammetterà che il motivo della «cacciata» di Grispino sia quell’articolo, benché il rapporto di causa-effetto non venga escluso neppure dal diretto interessato. Infatti quando gli domandiamo se dietro alla sua mancata riconferma possa esserci il colloquio con Libero, la replica è sibillina: «Non posso escluderlo». Continua Grispino: «La presidente Vandelli nei giorni scorsi è venuta e mi ha detto: “So che hai molto ferie non godute, dovresti farle”. Quindi ha aggiunto che il cda ha deciso di fare una nuova selezione per il mio posto e allora io le ho risposto che probabilmente non mi presenterò». Domandiamo se fosse obbligatoria quella strada. «No» replica sicuro il marito di Kyenge, «tant’è che per essere assunto ho fatto una selezione con altri 13 candidati, mentre quando è decaduto il penultimo cda sono stato rinominato automaticamente».

Parafrasando il titolo di un vecchio film, si potrebbe dire che Dio perdona, il Pd no. Il motivo? Risfogliamo quell’intervista: «I candidati sono stati portati come una mandria di vacche a firmare questo “accordo”. Non c’erano alternative c’era il fumus del ricatto» aveva detto Grispino. All’obiezione che quella cifra (circa 34mila euro) moltiplicata per circa 400 eletti aveva come risultato 13 milioni di euro, l’ingegnere aggiunse: «Guardi che il Pd è una macchina da soldi». Il giorno successivo Kyenge, smarrita, diramò un gelido comunicato di dissociazione dalle parole del marito. Dieci mesi dopo mister Kyenge (ma non chiamatelo così se no promette «calci nei maroni») non intende perdersi d’animo e prova a scherzare sulla nuova disavventura: «Le mando il curriculum (19 pagine, ndr) così magari mi aiuta a cercare un posto di lavoro. A 60 anni sono costretto a provare per la prima volta in vita mia l’ebbrezza della disoccupazione».

Gli spieghiamo che la sua vicenda rischia di diventare la metafora della suscettibilità del potere: «Lei così mi fa ritornare single, poi mi deve trovare anche la morosa», ironizza. Quindi difende i risultati del suo operato: «Ho preso il consorzio con il bilancio pesantemente in rosso e l’ho portato a realizzare ricavi per quasi due milioni di euro». Quindi riprende il tono scherzoso: «Sa che titolo metterei io? È questa la meritocrazia di Matteo Renzi?». Ce lo dica lei… «Io non ce l’ho con il premier. Questi sono quelli della vecchia guardia, sebbene alcuni siano diventati renziani dell’ultima ora. Ma il presidente del Consiglio che cosa ha cambiato?». Allora insiste? «Io quando l’ho votato speravo intervenisse su queste cose, che premiasse chi ottiene i risultati». Come ribatte Anna Maria Vandelli alle accuse di Grispino? «In Comune abbiamo deciso di riselezionare tutti i dirigenti e anche per il consorzio abbiamo scelto di seguire la stessa linea». Ma l’ingegnere poteva essere riconfermato? «A norma di statuto sì, ma il consiglio d’amministrazione ha ritenuto di procedere con un avviso pubblico per l’assegnazione».

Tra i motivi dell’addio c’è l’intervista in cui l’ingegnere attaccò il Pd? «Non sapevo neanche ne avesse rilasciata una» ride Vandelli. E il fatto che l’ingegnere sia il marito dell’ex ministro Kyenge ha influito sulla decisione? «Diciamo che non lo abbiamo riconfermato proprio per fugare ogni dubbio sulla selezione, trattandosi di un incarico prestigioso e ben remunerato. Visto che ci sono pensieri non limpidi e pregiudizio nei confronti del sistema politico abbiamo deciso di ripartire con il piede giusto». Obiettiamo a Vandelli che il consorzio con il direttore uscente ha ottenuto buoni frutti. «I risultati sono dei numeri e sono innegabili» è la risposta (…)

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