Virginia Raggi chiede, Calenda la zittisce: le 5 ragioni del sindaco di Roma

di Ama La Sunta
Pubblicato il 4 aprile 2018 13:39 | Ultimo aggiornamento: 4 aprile 2018 13:39
Virginia Raggi chiede, Calenda la zittisce: le 5 ragioni del sindaco di Roma

Virginia Raggi chiede, Calenda la zittisce: le 5 ragioni del sindaco di Roma

Virginia Raggi chiede super poteri per Roma Capitale e Carlo Calenda replica: “Per come è messa Roma e per il grado di incompetenza della Raggi altro che superpoteri. Neanche gli Avengers al gran completo”.

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Intervistata per Leggo da Davide Desario e Franco Pasqualetti, ha detto (qui il video) una serie di cose giuste e di buon senso. Un po’ esagerata la pretesa di fare di Roma una specie di Stato nello Stato. Invocare super poteri come avrebbero altre grandi città nel mondo, senza dimostrare esattamente in cosa consistano quei poteri e in cosa differiscano da quelli di altre grandi città negli stessi Paesi è un po’ tipico italiano: parlare dell’estero senza conoscere le lingue.

Su questo ha avuto buon gioco Calenda, ministro dello Sviluppo in prorogatio, a replicare come ha fatto via Twitter. Per il resto, come dare torto alla Raggi?

1 Matteo Salvini vuole trasferire alcuni Ministeri al Sud? Risponde Raggi:

“Ipotesi balorda e irricevibile. Non va presa in considerazione”.

2 Poi parte la filippica:

“Roma deve essere messa sullo stesso piano delle altre Capitali internazionali. I ministeri non vanno spostati. Roma ha bisogno che finalmente il governo riconosca i poteri che le altre capitali hanno negli altri Paesi.Su Roma bisogna avere il coraggio di dare risorse, poteri e competenze anche in materia legislativa e di dare più autonomia a questa città. Roma deve poter attrarre come New York, Londra, Shanghai, Parigi, Tokyo. E per farlo deve avere gli stessi mezzi che hanno queste grandi metropoli: più autonomia, meno burocrazia e più risorse economiche. Parigi riceve fondi speciali di rappresentanza dallo Stato; a Berlino i cittadini protestano per le buche sulle strade e il Senato immediatamente investe 25,75 milioni di euro per ripararle. A Roma, invece, i tre milioni di residenti sono costretti a pagare con le proprie tasse i servizi per i 4,5 milioni di persone che, tra pendolari, turisti e studenti, ogni giorno “vivono” la città.

3 Olimpiadi, il no di Roma.

“Noi abbiamo detto che sarebbe stato da irresponsabili finanziare un progetto che non avrebbe portato benefici alla città ma soltanto ulteriori debiti. Roma e l’Italia non possono permettersi altri debiti. Parigi 2024 ha già visto aumentare di 660 milioni i costi rispetto al budget previsto e siamo soltanto nel 2018. La Corte dei Conti francese ha espresso forti critiche sulla candidatura”.

4 C’è chi dice invece, insinua l’intervistatore, che Grillo abbia detto no a Roma e sì a Torino perché si fida della Appendino e non di Virginia Raggi. La risposta è un po’ grossa, visti tutti i pasticci sugli assessorati e gli intrecci di interferenze fra Casaleggio e Di Maio:

“Le scelte su Roma le prendo io su mandato degli elettori. Nel mio programma avevo detto “no alle Olimpiadi” e sono stata votata da 800mila persone. La scelta di Torino è diversa: hanno ospitato i Giochi 12 anni fa e hanno tutte le strutture già pronte per ospitarle. L’impegno economico sarebbe minimo”.

5 Rapporti con il post comunista Nicola Zingaretti, c’è stato un riavvicinamento?

“In realtà è stato lui a riavvicinarsi… A parte la battuta, è finalmente finita la campagna elettorale con le sue inutile polemiche. Così come chiediamo al governo di attivarsi, lo chiediamo anche alla Regione. Tutte le istituzioni devono fare la propria parte affinché l’interesse dei cittadini prevalga su tutto. A Zingaretti ho strappato un impegno per realizzare finalmente un piano rifiuti regionale che sia in linea con il nostro. E lo sblocco veloce dei fondi sulla Roma-Lido”.

6 La domanda fa riferimento alle opere del regime dei suoi predecessori, visti in retrospettiva uno peggio dell’altro, con l’eccezione forse di Rutelli. Veltroni ha dato i circenses ma ha lasciato i tombini intasati; gli effetti della iniziativa dissennata di Alemanno per una gara di auto nell’asse urbanistico dell’Eur i romani li stanno provando proprio in questi giorni; Marino semplicemente non andava eletto. Chiede l’intervistatore: Rutelli ha fatto l’Auditorium e il sottopasso di Castel Sant’Angelo, Veltroni la Festa del Cinema, il ponte della Musica, Alemanno la Formula E, Marino la pedonalizzazione dei Fori. E la Raggi? Virginia Raggi risponde con i numeri:

“Hanno fatto anche quei 13 miliardi di debito che noi romani paghiamo ogni anno: una rata di 200 milioni. Quanto servirebbe per rimettere a posto le strade, dopo anni di mancata manutenzione e le truffe come quelle che hanno portato ladri in carcere? Oltre un miliardo di euro. Ebbene, il Comune può investirne al massimo 30 milioni l’anno. Prima non spendevano neanche quelli. Quanto alla Formula E, Alemanno avrebbe voluto farla ma non ci è riuscito in 5 anni. Noi in un anno e mezzo l’abbiamo portata a Roma. Intanto, abbiamo approvato due bilanci in tempo e senza debiti riportando legalità nei bandi pubblici».

7Dulcis in fundo. Per buche e allagamenti date sempre la colpa alle precedenti amministrazioni. Ma tra poco sono due anni che governate la Capitale.

“Se per anni hanno rifatto l’asfalto con la sabbia invece che con il catrame, devo fare finta di nulla? Mi rimbocco le maniche e lavoro ma non posso non raccontare la verità. In ogni caso, la nostra cura sta già facendo effetto. Rispetto al passato un evento imprevedibile come la neve di questo febbraio ha creato minori disagi perché abbiamo pianificato: cosa che prima non facevano (Chi può dimenticare il divieto di Alemanno di circolare senza catene ai fuori strada con quattro ruote motrici e le marce ridotte?). Anche l’Anac ha riconosciuto che siamo sulla strada giusta e che appalti e affidamenti sono ripartiti nel solco della massima trasparenza”.