Vittorio Emanuele Savoia assolto e risarcito con 40mila euro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 febbraio 2015 14:13 | Ultimo aggiornamento: 23 febbraio 2015 15:04
Vittorio Emanuele Savoia assolto e risarcito con 40mila euro. Il Giornale

Vittorio Emanuele Savoia assolto e risarcito con 40mila euro. Il Giornale

ROMA – Vittorio Emanuele Savoia assolto e risarcito con 40mila euro. “La Repubblica risarcisce la monarchia”: sintetizza così Stefano Zurlo su Il Giornale la notizia dell’assoluzione piena con risarcimento danni a vantaggio di Vittorio Emanuele principe di Savoia, scagionato infine dalle gravi accuse per una vicenda di squillo e tangenti per cui nel 2006 era finito anche agli arresti: per i 7 giorni di carcere ingiustificato lo Stato italiano deve risarcire con 40mila euro il rampollo di casa Savoia.

Tutto comincia il 16 giugno 2006, quando Vittorio Emanuele viene ammanettato sulle rive del lago di Como, chiuso dentro una Punto e portato di volata a Potenza. Il pm Henry John Woodcock conduce un’inchiesta clamorosa che contempla una sfilza di capi d’accusa: Vittorio Emanuele deve rispondere di una caterva di reati. In sostanza gli si contesta mezzo codice penale: associazione a delinquere, lui e i suoi presunti complici pure in manette, finalizzata alla corruzione e al gioco d’azzardo; ancora associazione a delinquere finalizzata, addirittura, allo sfruttamento della prostituzione, altri illeciti.

Lo scettro di casa Savoia è nel fango, il mondo intero assiste al declino che pare irreversibile di una delle famiglie più blasonate d’Europa. Il 23 giugno, dopo una settimana, il principe ottiene gli arresti a casa, dove resta blindato fino al 21 luglio quando torna in libertà. La sua reputazione pare compromessa, ma i colpi di scena non sono finiti. L’inchiesta, tanto per cominciare, viene divisa per competenza in tanti pezzi: una parte resta in Basilicata, alcuni fascicoli prendono la strada di Como, altri approdano a Roma, altri ancora in Umbria.

Un guazzabuglio in cui è difficile districarsi. E lo spezzatino già visto in tante indagini firmate da Woodcock. In breve le contestazioni perdono forza, si rivelano esili, perché i pm hanno fra le mani solo centinaia di pagine di intercettazioni,andate avanti un anno e mezzo-due, in cui gli indagati dicono tutto e il contrario di tutto. Il principe diventa una barzelletta per i giornali, ma della corruzione del sindaco di Campione e dei funzionari dei monopoli si perdono le tracce, cosi come dello sfruttamento delle escort.

Incredibile, ma a Como non si arriva nemmeno a processo: i Pm mandano tutto in archivio. I diversi segmenti in giro per l’Italia si perdono, solo un filone resiste fino al dibattimento e all’assoluzione con formula piena, sollecitata addirittura dall’accusa. Un fiasco senza precedenti. (Stefano Zurlo, Il Giornale)