Vittorio Feltri: “Adam Kabobo nel mio palazzo? Io cambierei casa, quartiere…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 gennaio 2014 15:24 | Ultimo aggiornamento: 7 gennaio 2014 15:25

Vittorio Feltri: "Adam Kabobo libero? Io cambierei casa, quartiere, città..."ROMA – “Ne uccise tre ma se è matto niente galera”, questo il titolo dell’articolo a firma di Vittorio Feltri sul Giornale in merito alla vicenda di Adam Kabobo.

Scrive Feltri:

Ricordate costui? L’11 maggio dello scorso anno, una brutta mattina, a Milano uc­cise a picconate tre persone. Motivo? Il ragazzo ghanese era nervoso. Per sfo­garsi, si accanì col piccone sul citato nu­mero di passanti. Morti e seppelliti. L’assassino fuidentificato e ovviamen­te arrestato. Gli inquirenti cercarono di capire quale fosse il movente che lo ave­va indotto a tanta efferatezza, ma non riuscirono nel loro intento. Fatale il ri­corso a una perizia psichiatrica. Risulta­to: Kabobo non è incapace di intendere e di volere (non lo era al momento dei delitti) benché soffra di una forma di psicosi schizofrenica. Vero o no? Chi può dirlo? È un fatto che il pluriomicida, non pago di averne già stesi tre nel modo descritto, e senza un vero perché, poco meno di due mesi orsono tentò di strangolare un compa­gno di cella, avendo sentito – afferma lui – delle voci dentro di sé che lo spingeva­no a stringergli le mani attorno alla gola. Ciò, secondo noi, di­mostra che non si tratta di un soggetto molto raccomandabi­le. Ma potremmo sbagliarci, non essendo noi né psicologi né psichiatri. Ora gli avvocati del­l’africano, facendo il loro dove­re, hanno inoltrato ricorso al tri­bunale del riesame, ottenendo di sottoporre il proprio assistito a una seconda perizia.

Ci sembra giusto. A nostro tra­scurabile parere, infatti, Kabo­bo non deve avere tutti i fili attac­cati. Però ci domandiamo:met­tiamo il c­aso che i luminari con­fermino i nostri sospetti e dichia­rino che l’uomo non ha il cervel­lo a posto, che ne sarà di lui? L’ipotesi più accreditata è che egli non possa essere giudicato in un’aula di Corte d’assise, ma affidato a un manicomio in cui i medici gli impongano delle tera­pie idonee a rinsavirlo. I matti, in effetti, si curano e non si con­dannano. Fin qui, siamo d’ac­cordo. Ci chiediamo soltanto per quanto tempo il ghanese sa­rà obbligato a rimanere nella struttura psichiatrica. Cinque, sei, sette anni? Poi, quale sarà il suo destino? (…)

Il lettore comprenderà la no­stra preoccupazione. Non vor­remmo che il pluriomicida, scontato qualche annetto di ma­nicomio, ripiombasse nel con­sorzio civile (avendo pagato il conto con la giustizia formale) e, magari seccato per qualche avvenimento storto, ricomin­ciasse a dare fuori di matto usan­do il piccone. Non sarebbe cari­no. Queste nostre perplessità non nascono da una pregiudi­ziale diffidenza nei confronti di chi ha sgarrato perché privo di qualche rotella. Ci manchereb­be. È l’esperienza a suggerirci prudenza (…)

Il quesito è semplice e dram­matico: se Kabobo, riconquista­ta la libertà, abitasse nel vostro condominio, dormireste sonni tranquilli? Io cambierei casa, quartiere, città, forse anche re­gione. Voi?

 

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