Vittorio Feltri sul Giornale: “Gita di Casini & C. sulla pelle dei marò “

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 gennaio 2014 10:12 | Ultimo aggiornamento: 27 gennaio 2014 10:12
Vittorio Feltri sul Giornale: "Gita di Casini & C. sulla pelle dei marò "

Vittorio Feltri sul Giornale: “Gita di Casini & C. sulla pelle dei marò “

ROMA, 27 GEN – E’ il nuovo turismo, “il turismo istituzionale” lo definisce Vittorio Feltri che spiega sul Giornale:

Una folta de­legazione italiana, composta da membri delle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, è partita ieri da Roma per Delhi. Motivo dell’escursione? Lo spiega Pier Ferdi­nando Casini in un’intervista conces­sa al Corriere della Sera : «Esprimere solidarietà ai marò», in procinto co­m’è noto di essere processati e, forse, condannati all’impiccagione, poiché accusati di aver sparato a un paio di pe­scatori (o pirati) che si erano accosta­ti, due anni fa, a una nave italiana a bordo della quale Salvatore Girone e Massimiliano Latorre erano di guar­dia.
La vicenda è stata raccontata spesso e non vale la pena di ricordarne i parti­colari, tranne uno: la sparatoria avven­ne in acque internazionali, fuori cioè dalla giurisdizione indiana; cionono­stante, il comandante dell’imbarca­zione ubbidì agli ordini delle autorità col turbante e attraccò in un porto in­diano, consegnando alla polizia loca­le i due marinai, colpevoli di aver fatto – da militari – il loro dovere.
Questi i fatti. Quanto avvenuto suc­cessivamente è surreale. 

A questo punto però giova ram­mentare ancora che in due anni, quanti ne sono trascorsi dal giorno della tragedia in mare, i gentiluomi­ni della Casta, ricoprissero o no un ruolo istituzionale, si sono disinte­ressati completamente della sorte dei marinai. Anzi. Li hanno presi in giro. Basti pensare che Girone e La­torre ottennero due licenze dagli in­diani che consentirono loro di rim­patriare per brevi periodi. L’ultima volta che misero piede in Italia, ac­cadde l’imprevisto: il ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata, di­chiarò che essi potevano rimanere qui evitando di subire un processo il­legittimo, sottoponendosi invece al giudizio di un nostro tribunale. Pare­va che il governo fosse d’accordo, al punto che il premier, Mario Monti, si fece fotografare – per celebrare l’evento – accanto ai marò. L’imma­gine fu pubblicata da tutti i giornali. Ma eravamo su Scherzi a parte .
L’esecutivo si rimangiò l’impegno e i due militari furono obbligati a ri­tornare tra le braccia dei propri aguz­zini. Uno schifo senza precedenti. Il ministro Terzi di Sant’Agata, indi­gnato, si dimise dall’incarico. Ades­so che siamo alla vigilia della trage­dia, le commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato si svegliano, ma non compiono atti ufficiali per salva­re Girone e Latorre: semplicemente vanno in gita a Delhi per sottolinea­re la propria bontà d’animo. E Casi­ni, petto in fuori, se ne gloria.
Se il cappio si stringerà attorno al collo dei soldati, qualcuno pagherà? No di certo. Assisteremo al solito pia­gnisteo e, magari, a funerali di Stato, la nostra specialità.