Vittorio Sgarbi: aprite il Colosseo di notte. Sì ma se …

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Settembre 2015 8:19 | Ultimo aggiornamento: 21 Settembre 2015 8:20
Vittorio Sgarbi: aprite il Colosseo di notte. Sì ma se ...

Turisti in fila in attesa di visitare il Colosseo (Ansa)

ROMA – L’assemblea sindacale di tre ore, che venerdì 18 settembre ha chiuso il Colosseo e altri siti di Roma affidati al Ministero dei Beni culturali dove i dipendenti aspettano da un anno il pagamento degli straordinari, ha provocato anche un intervento di Vittorio Sgarbi, che sul Tempo si è buttato a testa bassa nella polemica con un veemente commento intitolato “Scandalo romano”.

“Quello che è accaduto al Colosseo è uno scandalo che farà più danno dell’immondizia a Napoli o della carrozza con i cavalli neri dei Casamonica. Quando scioperano i medici non chiude un ospedale, non chiudono in blocco i servizi di prima necessità perché i diritti dei cittadini vanno tutelati. Dobbiamo capire che dal punto di vista artistico il Colosseo è un «bene» e il diritto a vedere il Colosseo è come il diritto al pronto soccorso”.

Si profila uno scontro di diritti, chi ne ha di più? I lavoratori che hanno lavorato il primo maggio a prendere i soldi o i turisti a visitare il Colosseo immaginandosi tanti Russel Crowe?

“Quelli che scioperano difendono un diritto particolare contro il diritto collettivo alla conoscenza. I lavoratori pensano ai loro diritti di categoria ma anche i turisti hanno diritto di visitare e conoscere un sito archeologico perché pagano un biglietto. E nessuno è legittimato a ledere i diritti degli altri. La stessa cosa è accaduta a Pompei e anche lì la figuraccia è stata mondiale.

Arte e bellezza sono il pronto soccorso dello spirito e scioperare è un crimine. Dovendo però tutelare il diritto allo sciopero e garantire il diritto alla conoscenza, non è un capriccio ma diventa logica considerare questi beni servizi pubblici essenziali come scuola e trasporti.

Segue una proposta, molto intelligente, anche se a questo punto il problema della disponibilità, almeno a Roma, sembra superato. Il problema è del datore di lavoro, nel caso il Governo, che non paga. Scrive Vittorio Sgarbi:

“Io credo che a Roma come a Pompei, avendo siti iperfrequentati, i lavoratori anziché scioperare per avere incentivi durante l’apertura diurna, dovrebbero avere incentivi e straordinari con le aperture notturne. Le decidono loro, dieci o dodici l’anno, e quello che rendono i biglietti produrrà il pagamento degli straordinari. Le apertute notturne rendono vivo ed economico il bene artistico”