Vittorio Sgarbi: “Isis è già in Italia. In Basilicata”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Agosto 2015 17:54 | Ultimo aggiornamento: 27 Agosto 2015 17:58

ROMA – L’Isis è già in Italia. Parola di Vittorio Sgarbi. In un articolo pubblicato sul Giornale, il critico d’arte paragona l’ondata di morte e distruzione provata dai terroristi islamici ai danni fatti all’ambiente da alcune costruzioni e creazioni umane, come le pale eoliche in Puglia, Molise e Basilicata.

Scrive Sgarbi, prendendo spunto dalle polemiche suscitate dal funerale in pompa magna per Vittorio Casamonica, a capo dell’ominomo clan sinti-romano:

“Altroché elicotteri che spargono petali! Nulla può dare più dolore, a chi ama Roma e la sua storia, della distruzione, sul nostro corpo, sulla nostra memoria, sulla nostra anima, del tempio di Baal Shamin. E il fumo che si alza dalle rovine, un fungo che richiama i più tragici simboli della guerra, fino all’assurda violenza della bomba atomica, in un richiamo doloroso tanto più dove non c’è nessun nemico, ma solo pietre di un mondo perduto, è un’immagine intollerabile che mai vorrei vedere.

E, dietro quel fumo, le teste decapitate dei martiri. Gli attentati criminali a Ninive, a Nimrud, a Hatra, in un crescendo di violenza e di terrore, sono macabri annunci che minacciano di non avere fine. Qualcuno può consolarsi pensando che in Italia non potrebbe accadere. E invece accade, in un silenzio ancora più tombale dell’indifferenza per i morti e le rovine di Palmira, di chi si indigna per il carro funebre di Totò. L’Isis è a casa nostra e, per di più, con la presa in giro della tutela dei beni culturali, del territorio, del paesaggio, dell’ambiente.

Ecco, negli anni Settanta l’ideologia pseudo marxista aveva innalzato la bandiera dell‘ambientalismo trasformando anche parole e concetti; e contrabbandando il paesaggio in territorio e le belle arti in beni culturali. Sono stato io, al ministero, a ripristinare la terminologia «belle arti» e «paesaggio». Ma era ormai troppo tardi. Orrori non a Palmira ma nel centro storico di Roma venivano imposti da sindaci e ministri, dopo preventiva distruzione del passato: penso alla teca di Richard Meier, all’Ara Pacis; penso allo sconvolgimento di Piazza San Cosimato; penso alla cancellazione di Bernini da Piazza Montecitorio. Tutto questo è accaduto con il consenso delle autorità. Fino allo sconvolgente allestimento su un trampolino da piscina del Marco Aurelio, sottratto alla piazza del Campidoglio. Ovunque sono cresciuti orrori: a Firenze il Palazzo di Giustizia, a Venezia il cubo di Santa Chiara. Oggi, mentre i colleghi dell’Isis distruggono indisturbati, indisturbati lavorano i costruttori di casa nostra.

Ma non bastava sconvolgere il volto del territorio con edifici innominabili. Occorreva proprio intervenire capillarmente sul paesaggio. Ed ecco allora che, prima il Molise e la Puglia, e ora la Basilicata, sono state cancellate; nella prospettiva di Matera capitale europea della cultura, la strada per raggiungere quella città è stata puntellata di pale eoliche, con una accelerazione tipica di chi teme di perdere il vantaggio che norme della incivile Europa hanno concesso a speculatori e facilitatori. Superata Benevento, martoriata da rotatorie decorate con immagini di Padre Pio lanciato verso il cielo, si iniziano a vedere centinaia e centinaia di croci, in disordine, rarefatte o affollate. Sono pale che non girano, ferme, piantate su tutti i colli a perdita d’occhio. (…)

Ed è inutile richiamare quello Stato e quell’Antimafia, che si agitano per la colonna sonora del Padrino o per un comico manifesto, al rispetto dell’art. 9 della Costituzione, scritto per garantire un mondo perduto, all’opposto di quello che vediamo. E quando vandali su vandali bruciano i boschi, eccoli non trovare più alberi, ma incendiare pale, il cui fusto è nero. E nero resterà fino a quando una mano pietosa tenterà di svellere quei giganteschi chiodi che hanno crocifisso i colli, stuprandoli e riempiendoli di cemento armato fino al midollo.(…) Ma niente è meno abbandonato di ciò che vive dentro noi, e che i barbari minacciano e distruggono, come l’Isis ha fatto con il tempio di Baal Shamin. E mentre noi ci difendiamo in trincea, ad Aliano, ovunque sono disseminate mine e lanciate bombe, esattamente come a Palmira con le mostruose pale eoliche e gli immondi pannelli fotovoltaici”.