Appesi al voto dei Greci, Monti Rodomonte in zona rossa a Bologna, corteo a Roma

Pubblicato il 17 Giugno 2012 11:47 | Ultimo aggiornamento: 17 Giugno 2012 13:24

Tre temi dominano le prime pagine dei giornali: le elezioni in Grecia, la vigilia di Italia – Irlanda, le affabulazioni di Mario Monti.

Per Italia -Irlanda la Gazzetta dello Sport annuncia: “Prandelli cambia tutto: gli azzurri passeranno al 4-3-1-2; in attacco via libera al tandem Cassano-Di Natale”.

Seguiamo il ragionamento del Manifesto: “Il voto greco di oggi può cambiare il volto all’Europa. Se vincerà la coalizione di sinistra, Syriza, andranno ridiscusse le politiche di austerity che hanno ridotto allo stremo i Pigs, i Paesi “porci” dell’Unione”. “Porci con le ali” è il titolo del Manifesto. Le ali cominciano a spuntare anche in Italia: “Basta con il rigore, 200 mila in piazza a Roma con i sindacati” (Manifesto). Di questa manifestazione sulle prime pagine degli altri giornali nazionali si trova traccia solo in un sommario sulla Stampa.

Alle elezioni in Grecia dedica l’apertura il Sole 24 Ore: “L’euro appeso al voto della Grecia. Banche centrali ed Eurogruppo in allerta: pronto un piano per sostenere i mercati”. Repubblica: “Grecia al bivio, voto tra euro e dracma. La Ue spera in un nuovo esecutivo”. Corriere della Sera: “L’appello di Merkel (“Scegliete chi rispetta i patti”) agita il voto in Grecia”; Messaggero: “Europa sotto esame al G20”; Secolo XIX: “Oggi Grecia al voto, è un referendum sull’euro”; Giornale: “Il futuro dll’euro appeso al voto in Grecia”; Fatto: “Oggi la Grecia vota sul suo futuro, il G20 si prepara al crac”, con il riflesso italiano: “Fuori dall’euro, la politica italiana che vuol copiare Atene. Criticare la moneta unica porta consensi. Nel Pd e nel Pdl in tanti imitano le posizioni di Lega, Grillo e sinistra greca”.

Repubblica in sotto titolo di apertura: “Sindacati uniti a Roma contro il Governo”. La Stampa ne dà notizia in un sommario, sotto il titolo principale su “Lavoro, riforma entro il 28”. Temevamo si fosse persa per strada ma Monti si è svegliato in tempo: “Va portata al Consiglio europeo, altrimenti l’Italia perderà punti”.

In questa esortazione c’è tutta la debolezza culturale e ideologica del Governo Monti: le cose non si fanno perché servono, perché si devono fare per il bene comune, ma per mandare dei messaggi, per immagine, per la figura: atteggiamento da consulenti, non da leader.

Questo è in fondo anche il tema dominante dell’editoriale di Luca Ricolfi, “Il nocchiero e i pirati”: basta con gli annunci, vogliamo i fatti è la sintesi del lungo articolo.

Lo stesso pensiero ha mosso i genovesi del Secolo XIX, gente diffidente per natura, che danno voce alla scoperta del Pdl che è “fasullo il piano Passera: di 80 miliardi uno solo è vero“. Passera replica attraverso il Corriere della Sera: “Tante resistenze, ma le superiamo”. Certo c’è da dubitare che l’Italia si rimetta in moto perché saranno necessari “meno permessi per i lavori in casa”, come sembra di voler credere il Sole 24 Ore e nemmeno perché partiranno i lavori della Tangenziale di Milano (ma quando, visto che c’è il “nodo garanzie sui project bond”).

Libero e il Giornale convengono sul fatto che paghiamo sempre più tasse. Divergono solo sui giorni di lavoro necessari per pagare le nuove tasse di Monti. Libero: “Monti ci ruba 10 giorni di vita”; Giornale: “Ci rubano 17 giorni”.

Per gli altri quotidiani, c’è spazio solo per il guizzo d’orgoglio di Monti: “Usciremo da soli dalla crisi, non perché lo dice Angela Merkel” (Sole 24 Ore), “L’Italia ce la farà da sola” (Corriere della Sera), idem Repubblica con l’aggiunta della ennesima promessa: “Presto la riforma sul lavoro”. Ma si dimenticano che Monti è stato fino a ieri e lo sarà di muovo domani il più accanito sostenitore del progetto, copyright Tremonti, degli eurobond, che altro non sono che un trasferimento di debiti dai paesi più indebitati a quelli più virtuosi.

La presenza di Monti alla festa della Repubblica a Bologna a guastato un po’ la festa, esponendo un quotidiano di sinistra, nato con i movimenti degli anni ’70, a vivere chiuso in una zona rossa, mentre fuori volavano lacrimogeni e manganellate, prorpio come l’odiato Bush. Ora c’è solo da sperare che Repubblica non rinunci ai suoi guizzi di spirito critico, dimenticando per fair play verso l’illustre ospite che ai partiti tocca di sostenere il Governo ai giornali di criticarlo.

Fatto, Repubblica, Corriere della Sera e Messaggero parlano anche dei ricaschi di una asserita trattativa tra Stato e Mafia, negli anni ’90, per cui nei giorni scorsi è stato anche incriminato un ex ministro della Giustizia, Giovanni Conso. Se non si fa chiarezza su quelle vicende, sostiene un pm, Antonio Ingroia (Fatto), non ci sarà mai democrazia in Italia. Possibile che ci sia stata, in effetti: erano anni di grande debolezza della politica, in cui vivemmo la morte di due grandi partiti, la Dc e il Pci, in cui il Governo, di cui proprio Conso era ministro, subì come banda di scolaretti beccati a rubare amarene il diktat in diretta tv dei pm di Milano, di cui era simbolo il demagogo Antonio Di Pietro. Il presidente della Repubblica è accusato ora di avere scritto una lettera al nuovo Pg della Corte di Cassazione proprio sulle nuove indagini aperte a Palermo su quella vicenda: è la terza Procura a occuparsene contemporaneamente. Tanti rimproveri si possono fare a Giorgio Napolitano, il più grave quello di averci messo nelle mani di Monti, ma che la struttura di alti burocrati che lo circonda abbia commesso qualcosa di improprio, soprattutto dal punto di vista formale, scrivendo una lettera, quando sarebbe bastata una telefonata o una convocazione al Quirinale è una cosa che non convince troppo.