Vuoi spedire una balena? Ecco come fare, te lo spiega Ups

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 giugno 2015 16:00 | Ultimo aggiornamento: 25 giugno 2015 16:00
Vuoi spedire una balena? Ecco come fare, te lo spiega Ups

Vuoi spedire una balena? Ecco come fare, te lo spiega Ups

ROMA – Immaginate di dover prelevare una balena dall’oceano al largo di Taiwan e di doverla trasportare negli Stati Uniti, ad esempio al Georgia Acquarium di Atlanta. Come fareste? Se la domanda può sembrare assurda, e fuori dalla quotidianità, Bland Matthews di Ups ha dovuto trovare una risposta e organizzare il viaggio tra container speciali, allenamenti pre-trasferta e voli aerei.

Nadia Ferrigo su La Stampa racconta come Matthews, che fa parte del reparto di logistica di Ups, è riuscito a organizzare il trasporto di due squali balena da Taiwan e di due balene da Città del Messico fino al Georgia Acquarium. Prima del viaggio gli animali sono stati preparati, spiega Claudia Gili, direttore scientifico e dei servizi veterinari dell’Acquario di Genova:

“Trasportare un animale non è semplice, se poi si tratta di un pesce le cose si complicano parecchio. Per ogni trasferimento servono almeno due mesi di attenta pianificazione e un’infinità di accortezze, bisogna essere pronti a far fronte a qualsiasi imprevisto – racconta la dottoressa -. Spesso si inizia mesi prima con l’allenamento degli animali: prendono confidenza con la barella, con le casse di trasporto, così il viaggio sarà meno stressante. Sono come dei bambini». Un esempio? Per evitare che l’acqua si sporchi o che soffrano di nausea, prima di partire restano a digiuno. «E se tutto va per il meglio durante il viaggio si addormentano”.

Nonostante le dimensioni e le difficoltà però Matthwe è riuscito nell’impresa:

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“Nessuno aveva mai tentato un’impresa del genere, così il primo passo di Matthews è stato organizzare un team di veterinari, falegnami ed esperti e studiare il problema per tre mesi. I due squali balena si trovavano nell’oceano al largo di Taiwan, così la prima idea fu attrezzare un Boeing 747 da far partire da un piccolo aeroporto lungo la costa, caricandoli direttamente dall’oceano con un sistema di carrucole. Il peso di ogni animale era di circa nove tonnellate, a cui però si deve ancora aggiungere l’acqua: in totale più di venti tonnellate. Dopo il sopralluogo Matthews si rese conto che il Boeing, l’acqua e le balene erano troppo pesanti per la pista dell’aeroporto e il rischio era far sprofondare tutto.

Meglio caricare un pesce per volta su un “piccolo” Lockheed C-130, poi da lì atterrare al Taiwan Taoyuan International Airport per poi ripartire per gli Stati Uniti a bordo di un Boeing 747, attrezzato per l’occasione con delle vasche speciali di due metri e mezzo per otto metri.
Insomma alla dimensione è proporzionale l’impegno. Ma se è già piuttosto complicato trasportare un delfino, che succede quando bisogna far viaggiare una balena da una parte all’altra del mondo? Non è di certo una richiesta frequente, ma non è nemmeno un’impresa impossibile se sai a chi chiederlo.

C’è un altro problema: il tempo. «I pesci si possono trasportare in speciali casse di vetroresina oppure di legno con dei teli di Pvc e riempite d’acqua – spiega la dottoressa Gili -. Più il trasporto è lungo, più è rischioso: per ogni imprevisto, ci vuole un buon piano alternativo. Bisogna prima di tutto assicurare il passaggio degli animali in un ambiente simile, calcolando la temperatura, la salinità e il ph dell’acqua, oltre a provvedere a micro-filtraggio, ricambio e ossigenazione. Con ogni animale viaggia un veterinario. Nei trasporti via terra prima di partire tra le altre cose individuiamo delle piscine d’emergenza lungo il percorso. Abbiamo del ghiaccio, se si rompe il sistema di condizionamento. Delle torce, per continuare a sorvegliare gli animali se c’è un guasto al sistema elettrico. Su strada si può bucare una gomma o anche peggio. Moltissime persone non si rendono conto del valore della logistica. Ma direi che non è il caso di Matthews»”.

Ben 17 ore di viaggio e dopo 8mila miglia gli squali balena erano a destinazione ed è arrivato il momento di occuparsi delle balene da Città del Messico:

“Concluso il primo trasporto, Matthews via con il secondo: prima di essere caricati su aeroplano le balene dovevano essere portate via da un parco di divertimenti, per la precisione da una vasca circondata in un ottovolante a Città del Messico. Erano stati messi lì quando erano lunghi meno di due metri, più del doppio una volta cresciuti. «Mi chiesi come diavolo potevo fare per farle uscire dal parco – racconta -. Ho notato un trenino per bambini che lo attraversava, così abbiamo costruito un vagone aggiuntivo e una gru capace di caricare le balene sul vagone, scaricarle e metterle su un camion in viaggio per l’aeroporto». Da lì sull’aereo e finalmente a destinazione.

Anche solo un piccolo errore avrebbe potuto costare la vita agli animali, che sono stati sempre seguiti da un team di veterinari e scortati dalla polizia in ogni spostamento. «Arrivati alla struttura, non è finita. Per accertarsi che tutto vada per il meglio c’è bisogno di una simulazione accurata dell’arrivo – spiega Gili -. Spostare con una carrucola un lamantino di 300 chili non è uno scherzo, figuriamoci un beluga o uno squalo balena». Ups non ha chiesto nulla per l’operazione, che resta un’impresa senza precedenti nella storia del trasporto di animali. «Faccio questo lavoro da moltissimi anni – conclude Gili -, ma la storia di Matthews è riuscita a sorprendermi. Ha curato ogni dettaglio, ed è stato bravissimo»”.