Wanna Marchi e Stefania Nobile, il 22 settembre ritorno su YouTube

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 settembre 2014 12:24 | Ultimo aggiornamento: 21 settembre 2014 12:24
Wanna Marchi e Stefania Nobile, il 22 settembre ritorno su YouTube

Wanna Marchi (LaPresse)

ROMA – “Ventidue, ventidue, ventidue”. L’urlo di Wanna Marchi e della figlia Stefania Nobile suona quasi alla stregua di una minaccia mentre, prepotente, pervade i social network infiltrandosi qua e là tra le pagine dei giornali. Più siti Internet ne hanno intercettato l’eco, fraintendendolo. Ventidue non è né sarà mai una minaccia stregonesca, ma solo la data promessa per un ritorno televisivo che, se da un lato allieta i 1579 seguaci della coppia, dall’altro fa fremere di rabbia chi condanna il presente in nome di un passato che la Nobile considera archiviato.

Scrive Claudia Casiraghi su Libero:

Il varo della StefaniaNobileTv, canale Youtube preposto ad accogliere le dirette quotidiane dell’ex regina delle televendite, avverrà alle 19 di domani, 22 settembre, quando forte solo della sua presenza fisica la donna pianterà bandiera di fronte ai cancelli di San Vittore. Lì, sul marciapiede del carcere in cui trascorse giornate interminabili, avverrà il miracolo di una rinascita a lungo ponderata. «Mi sono resa conto che, una volta uscita da San Vittore, non avrei avuto grandi possibilità», spiega la Nobile, facendo sue istanze che giura appartenere al 90% degli ex detenuti.

«Nessuno sarebbe stato disposto ad offrirmi seconde occasioni, così ho deciso di aprire un canale tv che mi consentisse di provvedere da me alla mia riabilitazione». Le critiche non la preoccupano, né la preoccupano eventuali recriminazioni. «Ho pagato le mie colpe con 9 anni e 4 mesi di carcere. Ho scontato tra le mura di San Vittore cinque giorni in più rispetto a quelli previsti dalla mia condanna. Ho espiato a sufficienza i miei peccati». L’antifona è la stessa da anni, ma la figlia di Wanna Marchi dopo 2 anni abbondanti di carcere, 3 di indulto, 4 ai domiciliari con il divieto di comunicare e 7 mesi di ospedale, non si stanca di ripeterla, quasi fosse un rito propiziatorio. Le colpe del passato non le nega, vuoi per un’evidenza non trascurabile, vuoi per una consapevolezza sincera.

«Ho sempre detto di essere colpevole – ammette di buon grado – Mi pare però di essere l’unica persona che dal carcere è stata capace di dichiarare i propri sbagli. Sono stata rinchiusa con migliaia di persone, ma erano tutte innocenti», dice facendo trasparire qualcosa in più di una semplice amarezza, mentre un concierge del Palace di Milano le porge la mano lasciando intendere che tra quei corridoi la Nobile è di casa ormai. «Ho fatto una cosa che in Italia fanno in milioni, l’ho fatta e giustamente ho pagato per questo. Peccato però che tutti gli altri siano ancora in televisione a fare i maghi». Di magie e strani anatemi la Nobile invece non vuole più saperne. Nonostante in questi anni le sia stato proposto di televendere qualsiasi prodotto di origine terrena, ha rifiutato, adducendo a pretesto la fine di un’era.

«Nella vita c’è un tempo per tutto, quello delle televendite è ormai passato», si giustifica aggiungendo che per altro non era cosa che amasse fare. La SNT sarà dunque altro rispetto a quello cui l’ormai barista di via Torriani ci ha abituati. Niente vendite dunque, solo crude verità riempiranno i palinsesti della sua televisione in streaming. Una striscia quotidiana e una diretta lunga di lunedì sera a ricordare il «successo» di Rete A saranno il punto di partenza di un progetto che la Nobile ha ordito da sé, chiedendo alla madre di presenziare in puntata a suo piacimento. «Partirò dalla strada – spiega – È la cosa più bella del mondo e non costa niente. Darò voce a quanti avranno bisogno di averne una. Parlerò di malattie, di carceri, commenterò le notizie del giorno», assicura senza negare che non disdegnerebbe un approdo finale alla televisione canonica. «Non ho mai detto che non mi piacerebbe tornare in tv, ma non accetterei mai di essere volto e voce di un programma scritto da altri», dice individuando un modo «vomitevole» di fare tv (…)