Yara Gambirasio, Berlusconi, Renzi-Grillo: le prime pagine dei giornali

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Giugno 2014 8:19 | Ultimo aggiornamento: 20 Giugno 2014 8:19

Il Corriere della Sera: “Non mi arrendo al dna”. L’orticello delle regioni. Editoriale di Michele Ainis:

Evviva la riforma, purché non sia una controriforma. Attenzione: sta per succederci con la revisione del Titolo V. Dove il governo Renzi era partito lancia in resta, recuperando lo spazio perduto dello Stato, allargando quello dei Comuni, e per conseguenza sottoponendo a una bella cura dimagrante le Regioni. Con il sostegno dell’opinione pubblica (6 italiani su 10 le detestano, dice l’Istat). Ma soprattutto con il conforto dei fatti, o meglio dei misfatti. Perché la spesa regionale è un’idrovora che ha succhiato 90 miliardi in più nell’arco di un decennio. Perché specularmente sono cresciute a dismisura le tasse locali (del 138% fra il 1995 e il 2010, secondo la Cgia di Mestre). E perché non ne abbiamo ricevuto in cambio maggiori servizi, bensì piuttosto disservizi. Oltre che una marea di scandali, dato che negli ultimi tempi le inchieste giudiziarie hanno chiamato in causa 17 Regioni (su 20) e più di 300 consiglieri regionali. Al confronto, le Province sono verginelle. Noi invece abbiamo deciso di mandare al patibolo le vergini, santificando le matrone.
Questione di gusti, per carità. Ma prima di riportare la matrona all’onore degli altari, bisognerà cambiarle l’abito. Quello che le cucì addosso la riforma del 2001, giacché è da quel momento che le Regioni hanno perso la ragione. Tutta colpa di un’ubriacatura di competenze e di poteri, anche su argomenti d’interesse nazionale, come l’energia, la scuola, l’ambiente, la rete dei trasporti, il commercio estero, la comunicazione. Da qui lo scialo, da qui un estenuante tira e molla davanti alla Consulta, per disputarsi palmi di terreno con lo Stato.

La prima pagina de La Repubblica: “Berlusconi torna all’attacco. Vuole la grazia”.

La Stampa: “Senato, c’è l’accordo. E Renzi chiama Grillo”.

Il Giornale: “Yara, giudici allo sbando”. L’inutile rito della maturità. Editoriale di Vittorio Feltri:

Quando una cosa è totalmente inutile, tutti ne parlano con foga. Pagine e pa­gine di giornale. Servizi televisivi a io­sa. Perfino dibattiti. Il superfluo ap­passiona. Pensate che ogni anno, in questa stagione, puntuali come il destino arriva­no gli esami di maturità. E nelle riunioni noiose e ripetitive di redazione c’è sempre un tizio con le lenti da miope che salta su e dice: chi fa il pezzo sulla maturità? Il direttore alza gli occhi al soffitto e sbuffa:già,me n’ero dimenticato.Si capisce lon­tano un chilometro che non è seccato perché col­to in fallo di memoria: figuriamoci. Il problema è che non ne può più di occuparsi degli studenti che per la prima volta nella vita affrontano una prova seria, presentandosi davanti a una com­missione di professori (esterni) che li giudiche­ranno degni o no di essere considerati adulti e preparati. Preparati a che? In redazione non manca mai uno spiritoso rompiballe che sghignazzando ri­sponde: preparati all’adulterio. Che battuta! Quando si parla di esami di maturità emerge in ciascuno di noi, inevitabilmente, il liceale di ter­za B che fu e che non perde occasione per diverti­re i compagni ( i colleghi). Quando, ai tempi, era­vamo in aula e qualcuno diceva una qualsivoglia sciocchezza, la classe si sbellicava. L’insegnante sopportava dieci secondi poi, scocciato, con un pugno sulla cattedra, invitava a smetterla di fare i fessi. Tornava il silenzio. Ma durava poco. Basta­va che cadesse sul pavimento un astuccio da un banco e la ridarella – notoriamente contagiosa ­esplodeva di nuovo. Il docente sconfitto sorride­va e scuoteva la testa.

Il Fatto Quotidiano: “Renzi e Madia, il decreto fantasma”.