Yara Gambirasio, Carlo Lissi, Grillo-Renzi: le prime pagine dei giornali

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Giugno 2014 8:20 | Ultimo aggiornamento: 17 Giugno 2014 8:20

“Uccise Yara, tradito dal dna”. Il Corriere della Sera: “Fermato il presunto assassino: sposato, 3 figli, non risponde”.

Il passaggio della maturità. Editoriale di Gian Arturo Ferrari:

Quando divenne premier, ai primi di maggio del 1997, Tony Blair dichiarò che il suo governo aveva tre priorità: istruzione, istruzione, istruzione. Nei diciassette anni che sono passati da allora, quello che era nel 1997 un programma sorprendente e uno slogan ben trovato si è trasformato in una verità lapalissiana. Nessuno è oggi tanto sprovveduto da non accorgersi che la ricchezza delle nazioni, presente e futura, consiste e soprattutto consisterà nel livello culturale dei cittadini, nella loro utensileria mentale. Nel capitale umano, certo, ma in un capitale coltivato. Nessuno è oggi tanto snob da non riconoscere che dietro l’irritante retorica della «società della conoscenza» si cela un solido, persin troppo solido, nucleo di verità. Il fatto cioè, nudo e crudo, che le condizioni di vita e di sviluppo passeranno di lì, dal livello e dalla capillarità dell’istruzione.
Quel che i diciassette anni trascorsi hanno dimostrato — tra diffusione delle tecnologie digitali, apertura e globalizzazione dei mercati, voracità nell’apprendimento (si pensi agli studenti asiatici in America…) — è che su questi temi siamo usciti dal quadro otto-novecentesco ispirato al progressismo umanitario. Siamo alla struggle for life, alla lotta per la sopravvivenza. E la sopravvivenza (spesso, pudicamente, chiamata occupazione…), per strano che possa parere, passa primariamente dall’istruzione. Ora, il perno del nostro sistema scolastico è lo snodo tra l’apprendimento preuniversitario e quello universitario.

Lo scetticismo del Pd riflette il timore di una melina di Grillo. La nota politica di Massimo Franco:

Bisogna vedere se andrà a buon fine; e i dubbi già crescono. Ma sarebbe riduttivo considerare l’apertura del Movimento 5 stelle un’iniziativa limitata alla riforma elettorale. Se, come pare, Beppe Grillo ha capito che lo splendido isolamento dell’ultimo anno alla fine si è rivelato sterile e controproducente, c’è da aspettarsi altre mosse in direzione della maggioranza di governo; e soprattutto di Matteo Renzi, visto come un vincente col quale trattare: sebbene sia difficile pensare che l’obiettivo finale di Grillo sia diverso da quelle di sempre, e cioè la destabilizzazione del sistema o almeno dell’asse Pd-FI. Per questo, lo scetticismo per il momento prevale sulla voglia di accettare l’offerta. E, al di là di una trattativa sul cosiddetto Italicum , si intravede l’elezione per il nuovo presidente della Repubblica.
Probabilmente non ci sarà prima di un anno o giù di lì. Giorgio Napolitano ha fatto capire più volte di voler lasciare prima del termine naturale del settennato. E la fine del semestre di presidenza europea dell’Italia, a dicembre, lascia pensare che nei mesi successivi il Quirinale possa cambiare inquilino. Il tentativo grillino sembra quello di riproporre il sistema proporzionale contro l’ipotesi maggioritaria del governo, per calamitare gli scontenti del Pd e del centrodestra; e per giocare di sponda in Parlamento adesso su legge elettorale e riforma del Senato, domani sul prossimo presidente della Repubblica. La cautela renziana e l’ostilità del Nuovo centrodestra e dei berlusconiani nascono da questa sensazione.

La prima pagina di Repubblica: “E’ lui l’assassino di Yara”.

La Stampa: “Yara, incastrato dal dna”.

Il Giornale: “Schifezze d’uomini”. Editoriale di Vittorio Feltri:

Ditemi che non è vero, che è il canovaccio di una storiaccia destinata a diventare un film dell’orrore, un incubo provocato da un far­maco con effetti allucinanti. Insomma, ditemi che sto delirando.

Il Fatto Quotidiano: “Mose, dimissioni Pd nella giunta della Camera”.

Un pesce di nome Zanda. L’editoriale di Marco Travaglio:

La sostituzione in commissione di Vigilanza del senatore Paolo Amato è del tutto illegittima. Il Regolamento prevede la sostituzione di un commissario solo in caso di sue dimissioni, incarico di governo o cessazione per mandato elettorale. Checché ne dica il presidente Schifani, il quale sta esercitando le funzioni di presidente del Senato con modalità che vanno totalmente censurate sotto ogni profilo, istituzionale e regolamentare. Modalità più da giocoliere che da interprete del diritto”. Così parlò il 4 luglio 2012 Luigi Zanda, già presidente per 10 anni del meritorio Consorzio Venezia Nuova, allora vicecapogruppo del Pd al Senato, vibrante di sdegno perchè Schifani aveva obbedito all’ordine del Pdl di epurare in Vigilanza il senatore azzurro dissidente Amato. Zanda (come ricorda Daniele Di Mario su Il Tempo) gridò allo scandalo per la palese violazione non solo dell’art. 67 della Costituzione (“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”), ma anche del Regolamento parlamentare.