Salute

Trapianti di organi, un farmaco per il diabete efficace contro il rigetto

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Trapianti di organi, un farmaco per il diabete efficace contro il rigetto

ROMA – Un farmaco per il diabete ormai fuori commercio, potrebbe essere la chiave per sconfiggere il rigetto del trapianto di organi, secondo quanto emerso da un importante studio. Su sei persone cui viene effettuato un trapianto, una muore entro un anno e chi sopravvive corre il rischio di infezioni, aumento di peso, cancro e diabete a causa dei farmaci immunosoppressori da assumere per tutta la vita.

Un nuovo studio della Queen Mary University di Londra ha scoperto che, riproponendo un farmaco progettato per trattare il diabete, si potrebbe accelerare il processo indispensabile affinché il sistema sanguigno possa fondersi nel nuovo organo.

I ricercatori affermano che la scoperta potrebbe essere un punto di svolta anche da un punto di vista economico, visto che il farmaco già esiste e, come dimostrato in altri studi, è sicuro per gli esseri umani. Il farmaco è progettato per aumentare l’attività di un enzima chiamato glucochinasi, che viene soppresso dalle persone con diabete di tipo 2.
Per i pazienti diabetici, questo enzima è essenziale per regolare i livelli di zucchero nel sangue.

Per chi subisce un trapianto, l’enzima è essenziale per guidare il movimento della cellula T, nota come “cellula T regolatoria”, negli organi umani. All’interno dell’organo, le cellule T rafforzano il sistema immunitario, aiutandolo a fondersi con il nuovo organo e prevenendo il rigetto. Il farmaco era accantonato dati gli ulteriori sviluppi per i pazienti diabetici, ma un team della Queen Mary University ha deciso di testarne gli effetti sui pazienti trapiantati, scrive il Daily Mail.

Testando il farmaco sui topi, hanno scoperto che ha drasticamente aumentato il flusso di cellule T regolatorie nei nuovi organi. Il team ha poi studiato dei campioni di sangue di un gruppo di persone che hanno una mutazione genetica rendendo più attiva la variante dell’enzima glucochinasi. Hanno scoperto che in queste persone, le cellule T regolatorie entrano più facilmente negli organi.

La principale autrice, Federica Marelli-Berg, professoressa di Immunologia Cardiovascolare presso la Queen Mary’s, ha detto che la scoperta può essere classificata come una svolta:

“Con questa ricerca abbiamo trovato un modo completamente diverso di bloccare il rigetto d’organo – ha detto -. Il prossimo passo è far entrare il farmaco negli studi clinici. Se avranno successo, i risultati potrebbero rivelarsi un positivo cambiamento di vita per i pazienti che hanno avuto un trapianto”.

I farmaci utilizzati per prevenire il rigetto dell’organo hanno una serie di effetti collaterali, tra cui un maggior rischio di infezioni e cancro. Ciò, in gran parte, dipende dal fatto che non sono in grado di colpire in modo specifico l’area del sistema immunitario responsabile del rigetto d’organo.

Jeremy Pearson, direttore medico associato alla British Heart Foundation, che ha finanziato la ricerca, ha detto che fino ad oggi i risultati sono tra i più promettenti:

“Dal primo trapianto di cuore, quasi cinquant’anni fa, si è fatta molta strada. Tuttavia, quando il sistema immunitario rifiuta il cuore donato, può avere conseguenze devastanti – ha affermato -. Con questa ricerca abbiamo fatto un passo avanti verso la riduzione del numero di rigetti e, in definitiva, consentire alle persone che hanno subito un trapianto di vivere una vita più lunga e più sana”.

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