4 tribunali “No Vac”. Calano vaccinazioni, rispuntano malattie

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Novembre 2014 12:55 | Ultimo aggiornamento: 26 Novembre 2014 13:05
4 tribunali "No Vac". Calano vaccinazioni, rispuntano malattie

4 tribunali “No Vac”. Calano vaccinazioni, rispuntano malattie

ROMA – 4 tribunali “No Vac”. Calano vaccinazioni, rispuntano malattie. Quello di Milano è solo l’ultimo dei tribunali italiani a stabilire un nesso di causalità tra un vaccino e l’insorgere dell’autismo (ha imposto infatti al Ministero della Salute un vitalizio al bimbo affetto): prima erano stati i tribunali di Rimini, Trani e Cremona a incolpare i comuni vaccini di vari effetti indesiderati  come appunto autismo, ma anche encefalite e poliomelite.

Quella dei tribunali è una sponda giuridica che legittima la battaglia No Vac, contraria cioè alle vaccinazioni obbligatorie polivalenti dei bambini, per prevenire malattie in buona sostanza quasi debellate come tetano, polio, difterite, epatite B, pertosse. Solo nel 2013 sono state 6mila le famiglie renitenti alle vaccinazioni: col risultato di aver abbassato gli standard di prevenzione. E di aver provocato una recrudescenza delle malattie contro il parere scientifico consolidato che nega appunto la relazione di causa effetto tra i vaccini e per esempio l’autismo.

Quando diciamo parere scientifico intendiamo la scienza moderna in generale, l‘Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Istituto Superiore di Sanità, gli esperti del Ministero della Salute, in particolare. Che si scontrano con una ostilità sempre più radicata e anti-scientifica nei confronti delle vaccinazioni. Quando la scienza dimostra che le cause dell’autismo sono sconosciute e che gli studi più recenti tendono ad associarle ad alterazioni della corteccia cerebrale prima della nascita, i No Vac non ci credono.

E non ci credono quei giudici che si sostituiscono alla scienza spesso sulla scorta di studi poi rivelatisi infondati (la rivista Lancet ritirò quello sulla relazione tra autismo e vaccino anti-morbillo), contribuendo ad alimentare la fobia anti-vaccinazioni che dilaga per esempio sulla rete.