Aids, Italia fanalino di coda Ue su tempi e diagnosi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 Maggio 2014 11:45 | Ultimo aggiornamento: 25 Maggio 2014 11:45

Aids, Italia fanalino di coda Ue su tempi e diagnosiROMA – Italia tra i fanalini di coda in Europa per i tempi di diagnosi dell’Hiv-Aids: nonostante i progressi fatti sul fronte delle terapie nel corso degli anni, infatti, la malattia nel nostro paese viene diagnosticata ancora troppo tardi, ad un’età media di 38 anni per i maschi e di 36 per le femmine, e quando l’infezione ha già determinato gravi danni. E’ questo l’allarme lanciato dagli specialisti, insieme ad altri due dati preoccupanti: l’infezione sta crescendo in categorie che si pensava coperte dalla campagne di informazione – come gli omosessuali – ed in alcune regioni in particolare, tra le quali il Lazio.

A fare il punto su progressi e criticità dell’Aids in Italia, gli esperti riuniti a Roma, dal 25 al 27 maggio, in occasione della Conferenza italiana sull’Aids Italian Conference on AIDS and Retrovirus, promossa dalla Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali (Simit). In questi ultimi anni, secondo i dati più recenti, il numero di nuove diagnosi di infezione da HIV si è stabilizzato su circa 4000 nuovi casi all’anno.

Nel 2012, più della metà delle segnalazioni sono però pervenute da tre regioni: Lombardia (27,6%), Lazio (14,5%) ed Emilia-Romagna (10,4%). Il Lazio rappresenta dunque una delle regioni maggiormente colpite, rilevano i virologi, con un’incidenza di nuovi casi di infezione da HIV pari a 8,8 per 100.000 persone residenti, per un totale di circa 10.000 casi di Aids segnalati. E’ possibile stimare che circa 150mila persone in Italia siano sieropositive.