Aids, nuovi farmaci fermano infezione. Fine del contagio nel 2030?

di Caterina Galloni
Pubblicato il 4 maggio 2019 5:00 | Ultimo aggiornamento: 3 maggio 2019 20:39
Aids, nuova terapia antiretrovirale ferma infezione: fine contagio al 2030?

Aids, nuovi farmaci fermano infezione. Fine del contagio nel 2030?

ROMA – La fine dell’epidemia di AIDS potrebbe essere vicina: un importante studio dell’University College of London, Regno Unito, ha rilevato che l’assunzione di farmaci antiretrovirali da parte di maschi omosessuali ha impedito la trasmissione del virus HIV al proprio partner. 

Un risultato incoraggiante per ridurre il rischio di contagio e di casi. I ricercatori hanno testato per otto anni 972 coppie omosessuali maschili, di cui un partner era sottoposto a una terapia antiretrovirale. I rapporti sessuali, seppure senza protezione, non avevano contagiato il partner sano. Solo 15 uomini hanno contratto il virus nel corso del trattamento ma le analisi del DNA hanno dimostrato che a trasmettere il virus non era stato il partner. 

Alison Rodgers dell’University College of London e co-autore dello studio pubblicato sulla rivista medica Lancet, ha dichiarato:”I risultati offrono prove definitive sul fatto che per gli uomini gay che assumono la terapia antiretrovirale soppressiva, il rischio di trasmettere l’HIV è pari a zero. La scoperta è a sostegno sostegno della campagna lanciata dalle Nazioni Unite contro l’AIDS: U=U ovvero undetectable = untrasmissible, una carica virale non rilevabile rende l’HIV non trasmissibile”. 

“E’ un messaggio importante che può mettere fine alla pandemia di HIV prevenendo la sua trasmissione e fronteggiare la discriminazione e lo stigma sociale nei confronti di persone affette dal virus”. “Sono necessari ulteriori sforzi per un più ampia diffusione di questo messaggio e garantire che tutte le persone sieropositive abbiano accesso ai test, alle terapie e al supporto per mantenere una carica virale non rilevabile”.
Nel 2017, nel mondo circa 40 milioni di persone convivevano con l’HIV, di cui 21,7 milioni assumevano la terapia antiretrovirale. 

Myron S. Cohen dell’UNC Institute for Global Health and Infectious Diseases a Chapel Hill, nel North Carolina, su Lancet ha scritto che lo studio dovrebbe spingere a studiare una strategia per testare e curare chi ha l’HIV ma, ha aggiunto, che è difficile massimizzare il benefici della cura, in particolare per gli uomini gay. 

“Non è sempre facile avere accesso alle cure e, inoltre, la paura, lo stigma, l’omofobia continuano a compromettere la cura dell’HIV”. 
Le ultime scoperte confermano l’importanza di sottoporsi frequentemente al test dell’HIV, il che in futuro potrebbe mettere uno stop al contagio. Dopo il picco del 2015 le nuove diagnosi sono in calo, le cifre del 2017 mostrano un abbassamento del 17% rispetto al 2016 e del 28% rispetto al 2015. 

La diagnosi tardiva rimane una sfida importante: riguarda ancora il 43% delle nuove diagnosi di contagio e colpisce in modo sproporzionato alcuni gruppi, compresi gli uomini eterosessuali africani di colore e le persone di età pari o superiore a 65 anni. C’è da aggiungere che i tagli dei finanziamenti governativi ai servizi sanitari specializzati renderebbero più difficile raggiungere l’obiettivo di eliminare la trasmissione entro il 2030. 

Jens Lundgren, professore di malattie infettive al Rigshospitalet, Università di Copenaghen, e coordinatore dello studio, ha dichiarato:”Abbiamo fornito le prove scientifiche definitive su come il trattamento prevenga efficacemente un’ulteriore trasmissione sessuale dell’HIV”. 

Michael Brady, direttore sanitario del Terrence Higgins Trust, ha confermato che “È indispensabile dare a queste scoperte la giusta rilevanza. Lo studio ha confermato, senza ombra di dubbio, che le persone che hanno l’HIV e sono sottoposte a trattamento efficace non possono trasmettere il virus ai partner sessuali. Il che ha un incredibile impatto sulla loro vita ed è un potente messaggio per affrontare lo stigma correlato al virus”. (Fonte: Daily Mail)