Alzheimer, un trattamento sul sistema immunitario potrebbe bloccarlo

di Caterina Galloni
Pubblicato il 15 Ottobre 2019 6:00 | Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre 2019 17:53
Alzheimer, un trattamento che elimina le cellule prodotte dal sistema immunitario potrebbe bloccarlo

(Foto Ansa)

ROMA – L’Alzheimer potrebbe essere bloccato con un trattamento che elimina le cellule prodotte dal sistema immunitario: è quanto sostengono gli scienziati della Washington University dopo uno studio condotto sui topi.

I ricercatori hanno scoperto che le cellule della microglia sono killer dei neuroni e accelerano il danno cerebrale. Secondo lo studio, la soppressione della microglia potrebbe prevenire o ritardare l’insorgenza della malattia che impedisce di ricordare gli eventi, causa aprassia, agnosia, anomia, disorientamento spazio-temporale, deficit intellettivi e cambiamenti nel tono dell’umore.

David Holtzman, neurologo e autore principale dello studio pubblicato sul Journal of Experimental Medicine, ha spiegato: “Se potessimo trovare un farmaco che disattivi specificamente la microglia all’inizio della fase di neurodegenerazione della malattia, varrebbe assolutamente la pena di testarlo sulle persone”.

Holtzman fino ad oggi riteneva che la microglia fosse utile a rallentare la velocità della demenza, le cellule sono una delle principali forme di difesa immunitaria nel sistema nervoso centrale. La microglia attacca i grovigli di tau, accumuli di proteine nel cervello che si ritiene abbiano un ruolo nella causa della demenza. Negli esseri umani sani e in forma, la presenza di proteine tau è perfettamente normale e contribuisce persino al corretto funzionamento dei neuroni. 

Holtzman e il suo team hanno scoperto che la microglia attacca la tau con tanta violenza da distruggere inavvertitamente i neuroni. I ricercatori hanno raggiunto questa nuova comprensione sul morbo d’Alzheimer esaminando il processo di neurodegenerazione nei topi. La metà dei roditori è stata geneticamente modificata con una proteina, l’Apolipoproteina E4 (APOE4), che è fortemente correlata con l’Alzheimer. Ciascun essere umano ha l’APOE, ma chi ha il filamento APOE4 ha una probabilità 12 volte maggiore di contrarre la malattia.

Dall’età di sei mesi ad alcuni dei topi modificati con APOE4 è stato somministrato un composto inibitore PLX3397 per sopprimere gran parte della  microglia. Quando i topi avevano nove mesi, quelli con l’APOE4 e una normale presenza di microglia mostravano cervelli fortemente ridotti mentre i topi APOE4 senza microglia erano ancora sani.

Holtzman ha dichiarato: “Se potessi colpire la microglia in modo specifico senza che ciò provochi danni, penso che rappresenterebbe una nuova strada importante, strategica e innovativa per sviluppare una cura”.
Ma l’applicazione sull’uomo sembra lontana, poiché il composto PLX3397 usato per eliminare la microglia nei topi ha effetti collaterali: alterazione del colore dei capelli, affaticamento, nausea, diarrea e vomito.

James Pickett, responsabile della ricerca presso l’Alzheimer Society, ha spiegato: “In molti sono convinti che il sistema immunitario potrebbe svolgere un ruolo chiave nello sviluppo della malattia di Alzheimer. La ricerca si basa su questa teoria ma, sebbene promettente, questo lavoro è ancora in una fase precoce. E’ un piccolo studio sui topi che non ha esaminato l’impatto di queste tecniche sulla memoria e sulle capacità di pensiero. Per stabilire l’esatto ruolo del sistema immunitario nella malattia di Alzheimer sono necessarie ulteriori ricerche approfondite e i nostri scienziati stanno prendendo dei provvedimenti per esplorare ogni possibilità che in futuro possa dare una speranza a chi è affetto da demenza”. (Fonte: Daily Mail)