Alzheimer, scoperto farmaco per invertire perdita di memoria: entro 2 anni sarà sperimentato sull’uomo

di redazione Blitz
Pubblicato il 19 Febbraio 2019 6:23 | Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio 2019 20:07
Alzheimer, scoperto farmaco per invertire perdita di memoria: entro 2 anni sarà sperimentato sull'uomo

Alzheimer, scoperto farmaco per invertire perdita di memoria: entro 2 anni sarà sperimentato sull’uomo

TORONTO – Entro due anni sarà sperimentato un farmaco progettato per invertire la perdita di memoria che inizia nella mezza età. Perdere le chiavi, dimenticare i volti e chiedersi perché si è entrati in una stanza fanno parte dei “fastidi” della vita degli over 50 ma una ricerca del Centre for Addiction and Mental Health di Toronto annuncia che presto sarà possibile far ringiovanire le cellule cerebrali.

Una pillola al giorno potrebbe essere dunque in grado di mantenere giovane il cervello e inoltre curare il lieve deficit cognitivo osservato nelle primissime fasi del morbo di Alzheimer, spiega il Daily Mail. La nuova cura funziona sui topi anziani, migliora la loro memoria al pari di quella dei ratti più giovani, come osservato dai ricercatori che hanno presentato lo studio in occasione in occasione del meeting annuale dell’American Association for the Advancement of Science a Washington.

Etienne Sibille, scienziato a capo dello studio, ha dichiarato: “Attualmente non ci sono farmaci per trattare i sintomi cognitivi, come la perdita di memoria, che si verificano in caso di depressione, altre malattie mentali e l’invecchiamento”.

Il nuovo farmaco è un tipo di benzodiazepine come il Valium, usato per combattere ansia e depressione ma differenza di farmaci simili al Valium che hanno svariati effetti, la versione “ottimizzata” del farmaco è in grado di eliminare in modo specifico le alterazioni delle cellule cerebrali legate alla memoria, sostiene Sibille che aggiunge: “I nostri risultati hanno implicazioni dirette sul normale invecchiamento. Gli studi sull’uomo non sono ancora stati fatti, ma stiamo pianificando il primo entro 2 anni. Inizialmente verranno testati adulti affetti da depressione. Poi seguiranno gli studi su persone in età avanzata”. 

I ricercatori ritengono che in futuro le persone di età superiore ai 55-60 anni a rischio di problemi cognitivi potranno beneficiare dell’innovativo trattamento.