Alzheimer, idrogeno solforato e melanocortine per rallentare la malattia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Novembre 2013 16:23 | Ultimo aggiornamento: 14 Novembre 2013 16:24
Alzheimer, idrogeno solforato e melanocortine per rallentare la malattia

Alzheimer, idrogeno solforato e melanocortine per rallentare la malattia (Foto LaPresse)

ROMA – Idrogeno solforato e melanocortine sono le due sostanze che secondo studi preclinici sono in grado di rallentare il decorso dell’Alzheimer. La scoperta arriva dai ricercatori dell‘Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, guidati da Salvatore Guarini, docente di Farmacologia presso il Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze.

La malattia di Alzheimer è la più comune causa di demenza e, senza un trattamento efficace, una delle maggiori cause di disabilità e mortalità. Un milione di italiani soffre di questa malattia, che insorge generalmente dopo i 65 anni, ma nei casi di Alzheimer precoce, che ha componenti ereditarie, può manifestarsi già intorno ai 40 anni.

Gli studi italiani sono stati pubblicati sulle riviste Neurobiology of Learning and Memory e Neurobiology of Aging e sono stati effettuati seguendo tre modelli sperimentali preclinici differenti, fra cui uno triplo-transgenico con caratteristiche molto simili a quelle dell’Alzheimer umano.

Uno degli studi è stato eseguito a breve e lungo termine somministrando ad una cavia animale monoidrogenosolfuro di sodio, un donatore di idrogeno solforato, e acque termali ricche di idrogeno solforato, le acque termali di Tabiano: i ricercatori hanno constato che le sostanze hanno significativamente protetto le cavie dal declino cognitivo tipico della malattia.

Risultati analoghi sono stati ottenuti in studi paralleli in cui topi triplo-transgenici, cioè cavie che co-esprimono i transgeni umani APPSwe, PS1M146V e tauP301L e sono soggetti con reazioni più simili a quelle nell’uomo, sono stati trattati con melanocortine.

In tutti i casi, il miglioramento dell’apprendimento e della memoria osservato in questi animali è risultato associato ad inibizione della produzione e attivazione di proteine della cascata amiloide-tau, che gioca un ruolo centrale in questa patologia, con una ridotta formazione di placche di beta amiloide nel cervello e miglioramento della trasmissione sinaptica. Inoltre, c’è stata una modulazione di vie fisiopatologiche, come la reazione eccitotossica, infiammatoria e apoptotica, la cui attivazione porta a morte i neuroni.

Daniela Giuliani, una delle ricercatrici che ha preso parte allo studio, ha spiegato all’Agi: “L’idrogeno solforato è un’importante molecola segnale prodotta dall’organismo e presente in vari compartimenti corporei compreso il cervello, verosimilmente con un ruolo fisiologico protettivo”.

La Giuliani ha poi aggiunto: “Un’alterazione dei livelli endogeni di idrogeno solforato risulta correlata con diverse patologie centrali e periferiche, e alcuni studi recenti hanno documentato che i livelli cerebrali e plasmatici di questa molecola sono piuttosto bassi in pazienti con la malattia di Alzheimer. Questo ci ha spinti ad indagare, in un progetto finanziato dalla Fondazione per la Ricerca Scientifica Termale, su un’eventuale azione terapeutica dell’idrogeno solforato esogeno in questa malattia neurodegenerativa cronica”.

Guarini, a capo della ricerca, ha invece spiegato che “anche le melanocortine sono sostanze endogene (appartengono alla famiglia ACTH/MSH), e l’idea generale è che le melanocortine abbiano funzioni di sorveglianza e regolazione funzionale di vari organi e apparati”.

Il professor Guarini ha poi concluso: “In studi sporadici, effettuati molti anni fa da gruppi differenti, furono osservati bassi livelli di ACTH/MSH nel liquor e alcune aree cerebrali di pazienti con demenza probabilmente correlata con l’Alzheimer. In questo nostro studio sul topo triplo-transgenico abbiamo chiaramente dimostrato che le melanocortine inducono effetti benefici nella malattia di Alzheimer. Inoltre, dai nostri precedenti e attuali studi sulle melanocortine (finanziati dal MIUR) emerge che questi endofarmaci potrebbero avere un importante ruolo protettivo contro diversi disordini neurodegenerativi sia acuti che cronici, poiché in tali patologie, nonostante le differenti cause scatenanti, molte vie fisiopatologiche e meccanismi che portano alla morte neuronale o alla riparazione del danno sono comuni”.