Anziano a chi? Da oggi è ufficiale: fino a 75 anni in Italia non lo sei

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 novembre 2018 12:34 | Ultimo aggiornamento: 30 novembre 2018 14:28
Anziano a chi? Da oggi è ufficiale: fino a 75 anni in Italia non lo sei

Anziano a chi? Da oggi è ufficiale: fino a 75 anni in Italia non lo sei

ROMA – Da oggi la popolazione italiana può considerarsi più giovane: si è ufficialmente “anziani” dai 75 anni in su. Un miracolo dell’epoca moderna e dello sviluppo delle società più avanzate, un’iniezione di vita supplementare mai sperimentata dall’uomo. Un miracolo che contiene un incubo sociale: chi si prenderà cura di una popolazione di centenari, chi sosterrà l’onere di garantirgli pensioni dignitose per una trentina d’anni?

Anziano dai 75 anni in su. La svolta arriva dal Congresso nazionale della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg) che si tiene a Roma. “Un 65enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa. E un 75enne quella di un individuo che aveva 55 anni nel 1980”, spiega Niccolò Marchionni, professore ordinario dell’Università di Firenze e direttore del dipartimento cardiovascolare dell’Ospedale Careggi.

“Oggi alziamo l’asticella dell’età a una soglia adattata alle attuali aspettative di vita nei Paesi con sviluppo avanzato”, dice Marchionni. “I dati demografici ci dicono che in Italia l’aspettativa di vita è aumentata di circa 20 anni rispetto alla prima decade del 1900. Non solo, larga parte della popolazione tra i 60 e i 75 anni è in ottima forma e priva di malattie – aggiunge – per l’effetto ritardato dello sviluppo di malattie e dell’età di morte“.

I geriatri insomma lanciano l’adozione di una definizione dinamica del concetto di “anzianità” che si adatti “alle mutate condizioni demografiche ed epidemiologiche. E tenendo contro che scientificamente si è anziani quando si ha un’aspettativa media di vita di dieci anni”. Attualmente le indagini statistiche individuano nella media di 85 anni la longevità per le donne, e di 82-83 per gli uomini. “Del resto la realtà è sotto gli occhi di tutti – conclude Marchionni – una persona che ha 65 anni ai giorni nostri non si riesce proprio più a percepirla come anziana”.

L’altra faccia della medaglia: “Fra 20 anni situazione ingestibile”. “Nel 2040, cioè tra soli 20 anni, saremo in una situazione ingestibile, avremo una sproporzione enorme tra anziani che vanno assistiti e numero di giovani che se ne prendono cura. La denatalità è sotto gli occhi di tutti, il numero degli anziani in Italia è in evidente crescita. Ma l’anziano nella dimensione politica e nei piani della politica non esiste: è solo una bandiera da sventolare per fini propagandistici”.

A dipingere questo scenario difficile dal suo osservatorio privilegiato è il presidente della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg) Raffaele Antonelli Incalzi, durante il 63mo Congresso nazionale che si tiene a Roma fino al primo dicembre. “Bisogna promuovere la famiglia – sostiene – serve un’ampia gamma di misure di supporto. Bisogna fare come nei Paesi scandinavi e in Francia”.

E ai politici dà un consiglio: “Serve cambiare la prospettiva con cui si interpretano i problemi dei geriatri. E’ urgente per l’assistenza il potenziamento dei servizi domiciliari agli anziani, evitando così anche di intasare i pronto soccorso”. Stando ai dati a disposizione, la quota di anziani disabili con fabbisogno assistenziale di diverso tipo si attesta tra il 30 e il 30%. “E si tratta di un fabbisogno economico, medico, sociale”, sottolinea Antonelli Incalzi, “è chiaro che per affrontare la realtà che ci aspetta in un futuro vicinissimo ci deve essere una serenità di reddito. Se c’è crescita, il resto ne deriva. La cura degli anziani deve essere ottimizzata, bisogna promuovere l’assistenza geriatrica. I geriatri sono troppo pochi rispetto alla popolazione che ne ha bisogno”.