L’Aquila, malato di Parkinson dopo una operazione al cervello… non trema più

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 aprile 2019 19:54 | Ultimo aggiornamento: 26 aprile 2019 19:54
L'Aquila, malato di Parkinson dopo una operazione al cervello... non trema più

L’Aquila, malato di Parkinson dopo una operazione al cervello… non trema più

ROMA – A L’Aquila un paziente milanese 66enne affetto da Parkinson da oltre 16 anni, dopo una operazione al cervello… non trema più. E ora ha anche ripreso a suonare la chitarra. La storia è raccontata dal “Messaggero”.

L’operazione, prima in Abruzzo nel suo genere, è stata eseguita dal dottor Francesco Abbate dell’équipe di Neurochirurgia diretta dal dottor Alessandro Ricci, ma è anche frutto di un lavoro di squadra che ha coinvolto anche il dottor Alfonso Marrelli della Neurofisiopatologia, il professor Carlo Masciocchi della Radiologia universitaria con la dottoressa Alessia Catalucci, il professor Carmine Marini direttore della Neurologia affiancato dai dottori Patrizia Sucapane e Davide Cerone, il dottor Franco Marinangeli direttore del reparto di Anestesia e la dottoressa Donatella Trovarelli.

“Tutto è nato da una chiacchierata con il professor Masciocchi che ha iniziato a trattare i disordini del movimento con gli ultrasuoni focalizzati – ha spiegato il dottor Alessandro Ricci – Avere un carico di pazienti con patologie neurodegenerative ci ha permesso di vedere ancora più pazienti nell’ambito dei quali sono comparse categorie che potevano essere suscettibili di un trattamento diverso. Il grande merito è del dottor Abbate che fisicamente fa le procedure, ma è importante anche ricordare che è stato un grande lavoro di équipe”.

Ad esporre la tecnica con un video il dottor Abbate. “L’intervento si sviluppa in due fasi: la prima in anestesia locale, la seconda in anestesia generale in cui vengono impiantati gli elettrodi che annullano i sintomi del Parkinson quali la bradicinesia, la rigidità e il tremore. Gli elettrodi vengono successivamente collegati ad uno stimolatore che continua a inviare impulsi e a fare da start a quel sistema che è annullato nel circuito del movimento». Il generatore dura all’incirca 5-6 anni, anche se in condizioni ottimali, ha precisato il medico, «un paziente può stare anche 15-20 anni con questa terapia. Si tratta di un’operazione costosa, di per sé non remunerativa per la Asl, ma sicuramente è un investimento se si vuol credere nella tecnologia futura”. Fonte: Il Messaggero, Onda Tv.