Arriva il “naso” elettronico: scova tumori alla prostata e alla vescica

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 settembre 2014 14:33 | Ultimo aggiornamento: 4 settembre 2014 14:34
Arriva il "naso" elettronico: scova tumori alla prostata e alla vescica

Arriva il “naso” elettronico: scova tumori alla prostata e alla vescica (foto Ansa)

ROMA – Un “naso” elettronico potrebbe scovare i tumori alla prostata e alla vescica, risparmiando esami lunghi e costosi. Ne sono convinti i ricercatori della clinica Urologica del Policlinico Gemelli di Roma, i primi in Italia ad avere il dispositivo, che in questi giorni inizieranno i test per verificare se questo metodo ha un’efficacia paragonabile agli altri.

”Al giorno d’oggi nasi elettronici sono in sperimentazione in diversi campi, ad esempio per il tumore ai polmoni attraverso il respiro, mentre noi urologi possiamo contare sull’urina, un campione facile da raccogliere e analizzare – afferma Pierfrancesco Bassi, direttore della Clinica – ma i tumori che prevediamo di trovare sono quello della vescica, il più costoso per il servizio Sanitario Nazionale, e quello alla prostata, entrambi a diretto contatto con l’urina e che quindi rilasciano nel liquido molecole che possiamo ‘annusare’. Siamo i primi in Italia a usare questo dispositivo, e l’obiettivo è verificare se può sostituire gli esami attuali, determinando un grande risparmio anche se è ancora prematuro quantificarlo”.

I primi test saranno fatti su 100 pazienti con il tumore, per verificare se il “naso” elettronico è in grado di trovarli. In seguito l’analisi sarà portata avanti parallelamente a quelle tradizionali. Alcuni studi, fra cui uno pubblicato lo scorso maggio sul Journal of Urology, hanno dimostrato in linea di principio che il dispositivo, che costa circa 25 mila euro e richiede pochissima manutenzione, è in grado di distinguere efficacemente tra il tumore alla prostata e l’ipertrofia prostatica benigna, due condizioni spesso confuse dai test del sangue e che necessitano invece di metodi molto più invasivi.

”L’idea di utilizzare gli odori per le diagnosi non è nuova – sottolinea Bassi -. Si pensi ad esempio al fatto che alcune infezioni danno cattivo odore. Già in epoca vittoriana ai medici inglesi veniva insegnato ad usare tutti i sensi, e più recentemente si è scoperto che i cani, soprattutto i labrador, sono in grado di distinguere i tumori con l’olfatto, anche grazie ai loro 200 milioni di recettori mentre l’uomo ne ha solo 5 milioni”.