Asintomatici, di cosa parliamo? I dati scientifici: contagiano anche loro (ma non i portatori sani)

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Giugno 2020 13:15 | Ultimo aggiornamento: 10 Giugno 2020 18:14
Asintomatici, di cosa parliamo? I dati scientifici: contagiano anche loro (ma non i portatori sani)

Asintomatici trasmettono il Coronavirus? (particelle al microscopio elettronico, Ansa)

ROMA – Di cosa parliamo quando parliamo di soggetti asintomatici?

Il termine sembra sfuggire a classificazione certa, per definizione visto che indica solo la qualità che non possiede, ciò che non è.

L’altro ieri il capo del team tecnico anti-Covid dell’Oms, la dottoressa Maria Van Kerkhove non un passante, si è avventurata nel dichiararli quasi mai contagiosi.

Salvo parzialmente ricredersi ieri riconoscendo di aver fatto riferimento “a un set di dati limitato”.

I dati, appunto. Ma cosa ci dicono, a proposito degli asintomatici, quelli che abbiamo fin qui accumulato, quelli ricavati dai test più probanti, dalle analisi più aggiornate?

Asintomatici 40/45% della popolazione infetta

Seguiamo Cristina Marrone del Corriere della Sera che ha scelto, tra una mole imponente di studi recenti, una autorevole sintesi delle evidenze fin qui accertate nelle coorti di contagio più rivelatrici (16, tra cui l’italiana di Vo’ Euganeo). 

L’articolo a firma Daniele Horan ed Eric Topol pubblicato sugli Annals of Internal Medicine ci dice che gli asintomatici rappresentano il 40/45% della popolazione infetta (a meno di non ridurre la quota al 30% se dobbiamo considerare i presintomatici, che svilupperanno cioè in seguito i sintomi).

Comunque una quota troppo alta per non preoccuparci: trasmettono il virus in maniera silente per un periodo di due settimane.

Costituiscono gli anelli di catene di contagio subdole perché invisibili, ed è per questo che la dottoressa Van Kerkhove è stata aspramente criticata da virologi e scienziati.

Tutti gli studi ribadiscono infatti la necessità dell’uso di mascherina e distanziamento sociale per tutti.

Asintomatici, presintomatici, paucisintomatici

Si fa presto a dire asintomatico.

Non sono tutti uguali: questa l’avevamo già sentita, ma è utile ripeterla perché gli asintomatici non sono tutti uguali e anzi da questo può dipendere la carica virale e le possibilità effettive contagio.

Detto che gli asintomatici non mostrano sintomi dell’infezione, i presintomatici li manifesteranno nel giro di pochi giorni.

I paucisintomatici sono quelli che presentano sintomi molto leggeri.

Carica infettiva diversa, diversa potenza di trasmissione

Una piccola mano alla dottoressa dell’Oms – ma giusto in termini teorici e in riferimento ai soli portatori sani – la fornisce Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova.

Perché la carica virale tra gli asintomatici può variare, più è bassa più diminuiscono le possibilità di contagio.

“Esistono gli asintomatici che resteranno tali e che sono portatori sani del virus; questi avrebbero una bassa carica virale e dunque ritengo non possano contagiare.

Ci sono poi gli asintomatici che nel giro di qualche giorno svilupperanno i sintomi, i cosiddetti presintomatici, con una più alta carica virale e una maggiore probabilità di essere contagiosi.

Infine “vi sono i paucisintomatici, che presentano sintomi lievissimi con una carica virale ancora diversa”. (fonte Corriere della Sera)