Aspettativa di vita legata a luogo di residenza e livello di istruzione: tra Campania e Trentino 3 anni di differenza

di redazione Blitz
Pubblicato il 20 febbraio 2018 6:45 | Ultimo aggiornamento: 19 febbraio 2018 23:47
L'aspettativa di vita è legata a luogo di residenza e livello di istruzione

L’aspettativa di vita è legata a luogo di residenza e livello di istruzione

ROMA – L’aspettativa di vita in Italia dipende dal luogo di residenza e dal livello di istruzione: si vive meno a lungo al Sud o se non si ha una laurea. A Firenze si vive di più, con uno scarto oltre tre anni rispetto a Napoli e a Caserta. Mentre a livello regionale il gap Nord-Sud è ben rappresentato dal rapporto tra Trentino e Campania. In Campania nel 2017 gli uomini vivono infatti mediamente 78,9 anni e le donne 83,3, dati che nella Provincia Autonoma di Trento diventano 81,6 per gli uomini e 86,3 anni per le donne.

E’ un Paese diviso quello tratteggiato dall’Osservatorio Nazionale della Salute nelle Regioni Italiane, con sede a Roma all’Università Cattolica, con un focus dedicato alle disuguaglianze di salute in Italia.

Tra le motivazioni alla base della più alta mortalità al Sud già alla presentazione del proprio rapporto l’Osservatorio aveva individuato fattori come la scarsa prevenzione, diagnosi tardive, una minore disponibilità di farmaci innovativi ed una minore efficacia ed efficienza delle strutture sanitarie, ma anche gli stili di vita. 

In generale, la maggiore sopravvivenza si registra nel Nord-Est, dove la speranza di vita per gli uomini è 81,2 anni e per le donne 85,6; decisamente inferiore nel Mezzogiorno, dove si attesta a 79,8 anni per gli uomini e 84,1 per le donne. E se Firenze, con 84,1 anni di aspettativa di vita, fa totalizzare 1,3 anni in più della media nazionale, seguita da Monza e Treviso, vi è invece un enorme svantaggio delle province di Caserta e Napoli, che hanno una speranza di vita di oltre 2 anni inferiore a quella media nazionale, seguite da Caltanissetta e Siracusa.

Inoltre, anche un titolo di studio basso porta a peggiori condizioni di salute e le disuguaglianze sono acuite dalle difficoltà di accesso ai servizi sanitari che penalizzano soprattutto chi ha un livello sociale più basso.

Insomma il Servizio sanitario nazionale assicura la longevità, ma non l’equità sociale e territoriale. Non solo: il livello di istruzione pesa anche in parte sulla rinuncia alle cure, anche se il nostro Paese non è proprio tra i peggiori.

 

 

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