Bergamo. Medico obiettore censura manifesto su aborto. Asl: “Provvedimenti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Novembre 2013 13:14 | Ultimo aggiornamento: 15 Novembre 2013 13:16
Bergamo. Medico obiettore censura manifesto su aborto. Asl: "Provvedimenti"

Bergamo. Medico obiettore censura manifesto su aborto. Asl: “Provvedimenti” (Foto Ansa)

ROMA – Una larga striscia di nastro da pacchi marrone censura le informazioni della Asl sull’aborto in uno studio medico di Bergamo. Una censura violenta e voluta dal medico titolare dello studio, medico obiettore di coscienza che di questo tema non vuol sentire parlare. “L’ambulatorio è mio e decido io cosa affiggere”, dice il medico obiettore Paola Lamura. Ma Mara Azzi, direttrice della Asl, l’avvisa: “Obiezione scelta morale e tutelata dalla legge. La censura non è accettabile, lede il diritto dei pazienti di essere informati”.

La storia di censura del medico anti-aborto arriva da Bergamo e la racconta Fabio Paravisi sull’edizione locale del Corriere della Sera:

“A Bergamo i medici obiettori sono tanti, al punto da rendere a volte complicato l’effettuazione del servizio. All’ospedale di Bergamo sono obiettori 20 ostetrici-ginecologi su 27, 32 anestesisti su 100 e 52 membri del personale sanitario non medico su 125. Nell’Azienda ospedaliera di Seriate sono obiettori 21 ostetrici-ginecologi su 33, 11 anestesisti su 33 e 46 membri del personale sanitario non medico su 87. A Treviglio non sono obiettori solo 4 dei 28 ostetrici-ginecologi, 35 dei 69 componenti dello staff sanitario non medico, e un anestesista su 25”.

Tra gli obiettori di coscienza anche Paola Lamura, medico chirurgo che ha scelto di censurare le informazioni ai pazienti sull’aborto apparse su un manifesto della Asl che parla di questioni legate ai giovani, dal “rapporto col proprio corpo” a “contraccezione” e quel “interruzione volontaria di gravidanza” che alla Lamura non è andato giù:

“«Io sono obiettore e non pratico aborti – spiega -. Se qualcuno vuole sapere qualcosa su questo argomento ne parla con il medico, non leggendone sui manifesti. L’ambulatorio è mio e decido io cosa affiggere»”.

Una posizione che la Azzi, dirigente della Asl, non può accettare senza prendere provvedimenti:

“«L’obiezione di coscienza è una scelta morale rispettabile, tutelata dalla legge. Ma non deve in nessun modo prevalere sul diritto dei pazienti a essere informati sui propri diritti e sui servizi messi a disposizione dall’Asl. La spiegazione che l’ambulatorio è suo non regge. Contatteremo la dottoressa, faremo le nostre valutazioni e agiremo di conseguenza»”.