Cancro alla prostata, nuovo test del sangue evita il 40% delle biopsie

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 maggio 2018 18:26 | Ultimo aggiornamento: 18 maggio 2018 18:26
Cancro alla prostata, nuovo test del sangue evita il 40% delle biopsie

Cancro alla prostata, nuovo test del sangue evita il 40% delle biopsie (Foto Ansa)

ROMA – Contro il cancro alla prostata arriva un test del sangue in grado di migliorare la diagnosi evitando una discreta quota di biopsie (oltre il 40%), nonché eccessi diagnostici e terapeutici dovuti a false diagnosi di tumore [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Questo nuovo esame, chiamato IsoPSA, sembra infatti in grado di distinguere tra forme maligne e benigne di tumore.

Sviluppato presso la Cleveland Clinic, negli Stati Uniti, in collaborazione con la Cleveland Diagnostics, Inc. il nuovo esame identifica cambiamenti della struttura molecolare dellantigene prostatico (il PSA appunto) e quindi non si limita semplicemente a misurare la concentrazione dell’antigene nel sangue come fa il test oggi in uso clinico.

“IsoPSA è un avanzamento del test del PSA – spiega Andrea Lenzi, ordinario di endocrinologia a La Sapienza di Roma – ed è potenzialmente una innovazione molto buona, fermo restando che la dobbiamo testare nella vita reale perché, come per tutte le innovazioni scientifiche, bisogna vedere se l’esame funzioni davvero nella popolazione generale, consentendo di fare una corretta diagnosi”.

Il vero termine del problema, spiega Lenzi, è che il tradizionale test del PSA si limita a descrivere la presenza in circolo di una sostanza specifica della prostata, l’antigene prostatico appunto, che è semplicemente un marcatore indiretto dell’attività delle cellule della ghiandola.

Il fatto è, però, che i valori del PSA possono risultare alterati anche in assenza di un tumore, ad esempio se vi è un’infiammazione o una problematica prostatica microtraumatica; questo è il grosso limite del PSA, sottolinea l’esperto, ed è la ragione per cui se un uomo risulta avere il PSA alterato sappiamo che l’esame va ripetuto più volte e osservato il trend nel tempo prima di procedere a ulteriori accertamenti anche invasivi.

In mancanza di un test più accurato (al pari del pap test per lo screening preventivo del cancro del collo dell’utero nella donna), spiega Lenzi, “siamo giunti alla conclusione che bisogna migliorare il test del PSA attualmente in uso”. E IsoPSA va proprio in questa direzione promettendo di riuscire ad evitare tante false diagnosi.

IsoPSA, infatti, va a vedere la concentrazione delle diverse ‘forme’ (isoforme in termini tecnici) della molecola PSA e in questo modo può con attendibilità discriminare cambiamenti strutturali della proteina associati alla presenza o assenza di cancro. Inoltre distingue i tumori benigni da quelli maligni di grado elevato.

Ai tanti test clinici cui è stato sottoposto ha dimostrato la capacità di evitare in media oltre il 40% delle biopsie, suggerendo che utilizzandolo si potrebbero ridurre i casi di eccesso diagnostico e terapeutico per tumori erroneamente diagnosticati e trattanti, in quanto benigni. Resta da vedere, ribadisce Lenzi in conclusione, come si comporta e quanto è attendibile il nuovo test nella pratica clinica, quindi quando applicato a campioni più vasti di individui rispetto alla sperimentale.