Cancro alla prostata, un nuovo test delle urine per diagnosi e prevenzione

di Caterina Galloni
Pubblicato il 28 Giugno 2019 6:20 | Ultimo aggiornamento: 27 Giugno 2019 18:47
Cancro alla prostata, un nuovo test delle urine per diagnosi e prevenzione

Cancro alla prostata, un nuovo test delle urine per diagnosi e prevenzione (Foto Ansa)

ROMA – Un nuovo test delle urine elaborato dai ricercatori della University of East Anglia e del Norfolk and Norwich University Hospital nel Regno Unito sarà in grado di valutare il rischio di sviluppare il tumore alla prostata e prevedere se il paziente ha bisogno di sottoporsi a una terapia. 

Il test, che si chiama Pur (Prostate Urine Risk), è attualmente in fase di sperimentazione ma una prova ha dimostrato che può individuare la malattia cinque anni prima rispetto ai metodi attuali. Il che, oltretutto, potrebbe voler dire evitare alle persone di sottoporsi ai periodici e dolorosi controlli.

Attualmente i pazienti a rischio vengono individuati raccogliendo i dati di più esami: test del Psa, palpazione manuale, risonanza magnetica, biopsia. Ma questi sistemi diagnostici non sono sempre in grado di fare previsioni affidabili. Ill 75% degli uomini con un Psa elevato, ad esempio, ha una biopsia negativa e il 15% dei pazienti con valori del Psa nella norma sviluppa invece un tumore che nel 15% dei casi si rivela aggressivo. 

I ricercatori hanno sviluppato PUR ricorrendo a un sistema di intelligenza artificiale basato sull’apprendimento automatico con algoritmi incaricati di individuare l’espressione genica di 167 geni nei campioni di urine di 537 uomini. Dall’analisi è emersa una combinazione di 35 geni da poter utilizzare come biomarker completo nel test. L’informazione è indicativa sia per confermare l’eventuale presenza del tumore che la sua potenziale aggressività.

Jeremy Clark, della Norwich Medical School della UEA e autore della ricerca, ha dichiarato: “Il test delle urine potrebbe essere utilizzato non solo per diagnosticare il cancro alla prostata senza la necessità di una biopsia invasiva ma anche per identificare il livello di rischio del paziente”. (Fonte: Daily Mail)