Salute

Cocktail con ghiaccio o limone: attenti ai batteri nelle garnizioni

Cocktail con ghiaccio o limone: cosa si nasconde nelle guarnizioni

Cocktail con ghiaccio o limone: cosa si nasconde nelle guarnizioni

LONDRA – Cosa accade quando si aggiunge del ghiaccio o un’apparentemente innocua fetta di limone al drink? La risposta potrebbe diversa da quella che ci si aspetta.

Oltre ad aggiungere sapore, infatti, le garnizioni usate nei cocktail sono spesso veicolo di batteri e virus, ricorda il Daily Mail. Il ghiaccio, ad esempio, potrebbe essere stato contaminato da microorganismi ancor prima di assumere la forma solida, ovvero quando ancora è acqua. Nonostante ci si aspetti che gli standard sanitari usati per il ghiaccio siano gli stessi dell’acqua, spesso non è così.

A Philadelphia, nel 1987, durante una partita universitaria di calcio tra la Pennsylvania e la Cornell University a causa del ghiaccio contaminato, più di 5.000 persone accusarono malori a causa del Norovirus, portato, per l’appunto, da alcuni cubetti di ghiaccio.

Quello di Philadelphia non fu un caso isolato: nel 1991, in Sud America,  17 persone morirono e circa 8.000 si sentirono molto male per un’epidemia di colera, sempre causata dal ghiaccio.

Secondo alcuni test, quando le mani sono contaminate da batteri come l’Escherichia coli, c’è un 100% di possibilità che i germi dalle mani giungano fino al ghiaccio e al limone tagliato; se disidratato, però,  le probabilità si abbassano fino al 30%.

Grazie ad una ricerca svolta in 21 ristoranti a Paterson, New Jersey, si è scoperto che il 69% di fette di limone e ghiaccio trasportavano batteri e funghi associati alla contaminazione umana.

Inoltre, se il limone è già tagliato a fette per essere servito, le probabilità di contaminazione si alzano decisamente, dal momento che la persona che lo ha tagliato ha quasi sicuramente batteri sulle mani.

La temperatura alla quale vengono conservati gli alimenti gioca un ruolo non meno importante: secondo lo studio, l’Escherichia coli si propaga cinque volte più facilmente su limoni tenuti a temperatura ambiente, invece che in frigorifero.

Molte persone potrebbero domandarsi: l’alcol non contribuisce al diminuire della contaminazione? Non proprio. Grazie ad un secondo studio si è scoperto che gli agenti patogeni “congelati”  non venivano uccisi dall’alcol presente in bevande come scotch, soda o tequila. Nella maggior parte dei casi, molti batteri sopravvivono a lungo per poi sciogliersi nel drink insieme al ghiaccio.

Le possibilità di ammalarsi con un cocktail sono relativamente basse, ma può comunque capitare: poiché i dipendenti nel mondo della ristorazione sono la fonte primaria di contaminazione da norovirus, epatite e altri agenti patogeni, è bene essere consapevoli delle valutazioni sanitarie del ristorante e del modo in cui il cibo viene manipolato.

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