Colchicina, l’Aifa autorizza la sperimentazione sui malati di coronavirus

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Aprile 2020 23:16 | Ultimo aggiornamento: 15 Aprile 2020 23:16
Colchicina, l’Aifa autorizza la sperimentazione sui malati di coronavirus

Colchicina, l’Aifa autorizza la sperimentazione sui malati di coronavirus (foto ANSA)

ROMA – L’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha autorizzato uno studio multicentrico italiano sulla colchicina, un vecchio farmaco attualmente indicato per i disturbi su base auto-infiammatoria e nella gotta, in pazienti affetti da Coranavirus.

Lo studio, dal nome COLvid-19, è coordinato dall’Azienda Ospedaliera di Perugia, sotto l’egida della Società Italiana di Reumatologia (SIR), della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) e dell’Associazione Pneumologi Ospedalieri (AIPO).

Si tratta di uno studio randomizzato di fase 2 che valuta, rispetto alla cura standard, l’efficacia e la sicurezza di colchicina. Ha ottenuto lo scorso 11 aprile il parere positivo del Comitato Etico Unico dell’INMI Spallanzani. Vede tra i Principal Investigators Roberto Gerli, Massimo Andreoni e Venerino Poletti.

La colchicina, si legge nel protocollo, “è un farmaco anti-infiammatorio poco costoso, somministrato per via orale, che è stato inizialmente estratto dal colchico (o croco) autunnale ed è stato utilizzato per secoli”. 

Lo studio coinvolgerà 308 pazienti con sintomi già gravi. Saranno divisi in due gruppi con 154 di loro che saranno trattati con colchicina aggiunta all’attuale terapia mentre per gli altri 154 si proseguirà il normale trattamento.

I pazienti che parteciperanno alla sperimentazione riceveranno 0,5 mg di colchicina tre volte al giorno se il peso è inferiore a 100 kg; 1 mg due volte al giorno se il peso supera i 100 kg. Le dosi sono le stesse approvate dalle autorità sanitarie per il trattamento della gotta. In base ai possibili effetti collaterali i medici valuteranno se diminuirla o aumentarla.

Secondo gli studi precedenti, la colchicina può causare effetti collaterali gastrointestinali in circa il 9,6% dei pazienti ma di solito questo non richiede l’interruzione del trattamento. (fonte ANSA)