Coronavirus, appello di SIMA per salvaguardare medici e paramedici

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Marzo 2020 15:02 | Ultimo aggiornamento: 6 Marzo 2020 15:02
Coronavirus, appello per salvaguardare medici e paramedici da SiMA

Coronavirus, appello per salvaguardare medici e paramedici da SiMA

ROMA – Un appello per far fronte all’emergenza sanitaria e salvaguardare la salute del personale medico e paramedico dal coronavirus è stato lanciato dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) e la Cattedra UNESCO “Educazione alla Salute e allo Sviluppo Sostenibile”. La richiesta è quella di istituire dei corridoi sanitari alternativi stabili, accertare i casi effettivi e sintomatici, ricoverare in sedi appropriate i pazienti lievi e collocare quelli in condizioni più gravi in terapia intensiva.

Nel comunicato rilasciato da SIMA e dalla Cattedra UNESCo si chiede di mettere da parte i pregiudizi e le valutazioni ideologiche e di prendere in considerazione esclusivamente i dati scientificamente accertati: “Di fronte alla minaccia per la salute psicofisica e per la stabilità socio-economica di intere comunità e dell’intero pianeta, come quella rappresentata dall’apparire sulla scena di un nuovo virus potenzialmente pandemico, sarebbe auspicabile prepararsi senza indugi a mettere in campo una strategia di risposta rapida, efficace e duratura, in grado di far fronte anche a eventuali scenari di massima pressione sul Sistema Sanitario Nazionale”.

La nota prosegue: “Purtroppo, nei confronti di 2019nCoV sembrano ancora sussistere incertezze circa l’origine del nuovo coronavirus che avrebbe fatto il salto di specie, l’intrinseca virulenza dell’agente patogeno e l’attuale condizione epidemiologica di pandemia potenziale o conclamata”.

Negli ultimi 25 anni numerosi “nuovi virus” sono emersi da serbatoi naturali (animali) e, in alcuni casi, è stato giustamente lanciato un allarme pandemico: così è avvenuto negli anni 1997/2002/2005 per l’orthomyxovirus aviario H5N1, nel 2002/2003 per il coronavirus SARS (Ceppo Urbani) e nel 2009 per l’H1N1 triplice ricombinante dell’influenza suina proveniente dal Messico. In tutti questi casi non si è verificata la temuta pandemia essenzialmente perché i nuovi virus non hanno acquisito le mutazioni necessarie a invadere la nuova specie. 

Gli esperti di SIMA e Cattedra UNESCO hanno spiegato: “Nel caso di 2019nCoV la situazione sembra molto differente. Il virus è per oltre il 90% della sua sequenza master analogo a un coronavirus di pipistrello e presenta almeno 6 mutazioni nella Spike Protein e 2 nel sito di clivaggio, che gli permettono di legare con grande facilità i recettori ACE2 delle vie respiratorie umane e di essere estremamente contagioso e invasivo per l’uomo. Infatti, nel giro di pochi mesi il virus ha provocato decine di migliaia di casi diagnosticati e migliaia di morti accertate in Cina, diffondendosi rapidamente in tutto il pianeta”.

Pur nella impossibilità di prevedere con sufficiente certezza i tempi della pandemia in atto, SIMA e Cattedra UNESCO hanno proposto e ripropongono con determinazione l’unica strategia sanitaria in grado di mettere il nostro e gli altri Paesi nelle condizioni, da un lato di affrontare in modo efficace e duraturo questo e ogni altro possibile allarme o emergenza pandemica, dall’altro, di mettere in sicurezza il servizio sanitario pubblico e la salute degli operatori sanitari stessi. 

Questa necessaria, semplice e urgente strategia consiste nell’istituzione di corridoi sanitari alternativi stabili, finalizzati a canalizzare l’afflusso dei casi sospetti, accertare i casi effettivi e sintomatici, ricoverare in sedi appropriate i casi lievi e collocare in terapia intensiva i casi gravi, senza mettere a rischio i servizi di pronto soccorso e terapia intensiva degli ospedali. 

“Ci sembra di poter riconoscere negli ospedali militari – attualmente sottoutilizzati – le strutture idonee e adattabili in tal senso, in tempi relativamente rapidi per l’attuale emergenza, per i possibili sviluppi della stessa e per analoghe emergenze prossime venture. Analogamente, si propone di riaprire gli ospedali più recentemente chiusi nell’ambito dei piani di riordino delle sanità regionali, spesso ancora perfettamente arredati e pronti ad essere dedicati esclusivamente ai ricoveri da COVID2019”, concludono gli esperti.