Coronavirus, aria contagia: respirando… saremmo tutti morti

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 9 Aprile 2020 10:00 | Ultimo aggiornamento: 9 Aprile 2020 10:00
Coronavirus e salute, aria contagia: respirando... saremmo tutti morti

Coronavirus, aria contagia: respirando… saremmo tutti morti (Foto d’archivio Ansa)

ROMA – Coronavirus contagia in agguato nell’aria, il virus è nell’aria, il contagio è nell’aria…Non se ne può più, andrebbe fatta una app, un notiziario specifico e quotidiano, almeno un’ora al giorno di televisione, una chat dalla consultazione obbligatoria per tutti per dare il dovuto spazio a quanto e al tanto di cui non se ne può più. Questa dell’aria che contagia è forse il migliore esempio delle molte cose di cui non se ne può più.

Non se ne può più del non ragionare, neanche un po’, neanche il minimo. Facciamo due più due fa quattro e già nel percorso ci perdiamo un bel pezzo di umanità. Eccolo il 2+2 che per tanti non fa 4: respiriamo aria tutti, ineluttabilmente. Anche a casa respiriamo aria.

Ovunque, sempre e comunque respiriamo aria. Non possiamo non respirare aria. Se e quando accade che non si respiri aria, allora la questione contagio è risolta alla base, sul nascere, anzi sul morire.

Quindi se respiriamo aria tutti e per tutto il tempo e se respirare aria portasse contagio da coronavirus, allora saremmo già da un pezzo tutti contagiati, proprio tutti, e saremmo in tantissimi in lista, ineluttabile lista d’attesa per morire.

Non se ne può più dell’incapacità strutturale e congenita di chi parla e di chi ascolta nel distinguere il senso delle cose dette e ascoltate. L’aria di un laboratorio dove coltivi e studi il virus o l’aria di un reparto di Terapia intensiva non è la stessa aria per strada o in casa. La prima può presentare tracce di virus, addirittura concentrazioni di virus. Non così l’aria per così dire normale, proprio no. Altrimenti, arrendiamoci: se ci si contagia respirando aria, se fosse vero, non ci sarebbe partita.

Non se ne può più di ripetere l’ovvio: i farmaci pensati e fatti per le malattie di prima non possono essere il farmaco anticoronavirus. 

Non se ne può più di ripetere il noto: la patente di immunità non può esistere se neanche si sa se e quanta immunità c’è da anticorpi.

Non se ne può più di implorare: tampone non può materialmente essere per tutti, non può essere invocato e preteso per calmare i milioni di casi di chi ha paura del male.

Non se ne può più di chiarire: mascherina aiuta ma non risolve.

Non se ne può più di prevedere: i medici eroi, un bel po’ li manderemo sotto processo perché non ci hanno garantito l’immortalità.