Coronavirus, Bassetti: “Necessari lockdown mirati per anziani e persone con patologie”

di redazione Blitz
Pubblicato il 23 Ottobre 2020 18:45 | Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre 2020 18:45
Coronavirus, Bassetti: "Necessari lockdown mirati per anziani e persone con patologie"

Coronavirus, Bassetti: “Necessari lockdown mirati per anziani e persone con patologie” (Foto Ansa)

L’infettivologo Matteo Bassetti: “Contro il coronavirus necessari lockdown mirati per anziani e persone fragili con patologie”

Il lockdown andrebbe attuato per le persone più fragili con patologie e per gli anziani. La proposta, formulata alla luce dei dati su malati e vittime del coronavirus, arriva da Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, 

Con la attuale “crescita sostenuta dei casi di Covid-19 in Italia, andrebbe innanzitutto limitata la circolazione delle persone più fragili con patologie e degli anziani. Penso che un lockdown mirato per queste categorie potrebbe essere il passo successivo, al fine di tutelarle dal contagio”, ha spiegato Bassetti commentando i dati odierni del bollettino del ministero della Salute sulla curva epidemica. 

“Ritengo – ha aggiunto l’infettivologo – che nelle zone dove la circolazione del virus è più sostenuta bisogna stringere ulteriormente la cinghia ed adottare misure più restrittive”.

Ad ogni modo “la speranza allo stato attuale è che questa circolazione molto alta del virus possa creare un minimo di immunità nella popolazione. Anche se non si può parlare di immunità di gregge ed ancora non sappiamo molto circa la eventuale durata di tale immunità”.

“Forte crescita curva ma il picco è ancora lontano”

La curva dei casi di Covid-19 in Italia “sta salendo in modo importante. C’è stato un aumento del 50% della percentuale di positivi sul totale dei tamponi in poco più di 10 giorni”. 

“Prevedo che la curva continuerà a salire fino al raggiungimento del picco e successivamente di una situazione di plateau, ma al momento il picco è ancora lontano”.

In questo momento, sottolinea, “il 10% di coloro che fanno un tampone è positivo, ma in alcune Regioni siamo al 25% di positivi. E’ evidente che siamo davanti ad una circolazione epidemica di questa seconda ondata che sta continuando a progredire”.

A fronte di questi numeri, conclude l’infettivologo, anche ordinario di malattie infettive all’Università di Genova, “bisogna evidenziare il messaggio che positività non vuol dire necessariamente malattia e che in presenza di scarsa sintomatologia bisogna restare a casa, curare le formi lievi e monitorare l’andamento, ma non recarsi subito in ospedale. E’ fondamentale non intasare gli ospedali”. (Fonte: Ansa)