Coronavirus, in Cina si cerca ancora il “paziente zero”. Può una sola persona scatenare un’epidemia di massa?

di Caterina Galloni
Pubblicato il 4 Marzo 2020 7:00 | Ultimo aggiornamento: 3 Marzo 2020 19:47
coronavirus mascherine foto ansa

Coronavirus, in Cina si cerca ancora il “paziente zero” (foto Ansa)


ROMA – Con l‘aumento dei casi di coronavirus in Cina e nel mondo, è in corso la caccia per identificare il “paziente zero” che ha diffuso l’epidemia ma individuare la persona causa di un focolaio potrebbe essere un male o un bene?

Le autorità e gli esperti cinesi sono in contrasto sull’origine del focolaio e più specificamente, su chi sia il “paziente zero”, ovvero la prima persona infetta che innesca i contagi a catena. I progressi nell’analisi genetica ora consentono agli scienziati di individuare chi siano stati i primi a diffondere il virus e scatenare, dunque, l’epidemia. Identificare queste persone può essere d’aiuto a rispondere a domande fondamentali sul come, quando e perché è iniziato. Fare in modo, dunque, che attualmente o in futuro, non vengano contagiate più persone.

E’ noto chi sia il paziente zero nell’epidemia Covid-19 che ha preso il via in Cina? La risposta è no, scrive la Bbc. Le autorità cinesi hanno riferito che il primo caso di coronavirus si è verificato il 31 dicembre e molti dei primi casi di infezione simile alla polmonite sono stati immediatamente collegati a un mercato ittico e animale di Wuhan, nella provincia di Hubei.

Con circa l’82% degli oltre 80mila casi registrati finora in Cina e nel mondo, secondo le statistiche della Johns Hopkins University l’area di Wuhan è l’epicentro dell’epidemia. I ricercatori hanno tuttavia scoperto che 27 persone di un campione di 41 pazienti ricoverati in ospedale nelle prime fasi dell’epidemia “avevano frequentato il mercato”.

L’ipotesi che abbia preso il via al mercato e forse trasmessa da un animale vivo a un essere umano prima di diffondersi da uomo a uomo è tuttora considerata la più probabile, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Ma una sola persona può dunque davvero scatenare un’epidemia di massa? Da quando, nel 1976 in Africa Occidentale è stato scoperto per la prima volta il virus Ebola, dal 2014 al 2016  è stata la più grande epidemia: secondo l’Oms ha ucciso oltre 11.000 persone e infettate più di 28.000.

L’epidemia è durata più di due anni e si è diffusa in 10 paesi, principalmente in Africa, ma alcuni casi sono stati segnalati negli Stati Uniti, in Spagna, nel Regno Unito e in Italia.

Gli scienziati hanno concluso che un nuovo ceppo di Ebola ha preso il via con una sola persona – un bambino di due anni della Guinea – che potrebbe essere stato infettato giocando in un albero che ospitava una colonia di pipistrelli. Hanno fatto il collegamento nel corso di una spedizione al villaggio del ragazzo, Meliandou, prendendo campioni e parlando con la gente del posto.

Tuttavia il “paziente zero” più noto è Mary Mallon, che nel 1906 a New York guadagnò il soprannome di “Typhoid Mary” per aver causato un focolaio di febbre tifoide. Originaria dell’Irlanda, Mallon emigrò negli Stati Uniti, dove iniziò a lavorare come cuoca per le famiglie benestanti. Dopo molti casi di tifo tra le famiglie, i medici fecero risalire l’epidemia a Mallon. Ovunque lavorasse, i membri delle famiglie sviluppavano la febbre tifoide. I medici la definivano “portatrice sana”, ovvero una persona infettata da una malattia ma che mostra pochi o nessun sintomo, il che significa che spesso continua a contagiare molte altre persone.
Attualmente ci sono prove che alcune persone sono più “efficienti” di altre nel diffondere i virus e Mallon è uno dei primi casi registrati di persona che aveva questa “abilità” nota come “super-diffusore”.

All’epoca la malattia colpiva ogni anno diverse migliaia di newyorkesi e aveva un tasso di mortalità del 10%. Ma il termine “paziente zero” viene caricato di significato e pregiudizi. Molti esperti sono contrari all’identificazione del primo caso documentato di focolaio, per timore che possa portare a disinformazione sulla malattia o addirittura alla demonizzazione della persona.
Un famoso esempio è quello di un uomo erroneamente identificato come “paziente zero” dell’epidemia di Aids.

Gaetan Dugas, un assistente di volo omosessuale canadese, è uno dei pazienti più demonizzati della storia, accusato di aver diffuso l’hiv negli Stati Uniti negli anni ’80. Ma trent’anni dopo, gli scienziati hanno rivelato che non poteva essere il primo caso: uno studio del 2016 ha dimostrato che il virus si era trasferito dai Caraibi in America all’inizio degli anni ’70. Curiosamente, è stato proprio durante l’epidemia di hiv che il termine “paziente zero” è stato accidentalmente coniato: mentre studiavano la diffusione della malattia a Los Angeles e San Francisco nei primi anni ’80, i ricercatori dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) hanno usato la lettera “O” per riferirsi al caso di persone “fuori dallo stato della California”.

Ma altri ricercatori hanno erroneamente interpretato la lettera O come il numero 0 e così è nato il concetto di paziente zero.
 
Fonte: Bbc