Coronavirus, prof dagli Usa: dove ci si infetta di più? Distanza e mascherina

di Caterina Galloni
Pubblicato il 19 Maggio 2020 6:00 | Ultimo aggiornamento: 19 Maggio 2020 7:53
Coronavirus, dove si ci infetta di più? Distanza e mascherina

Coronavirus, dove si ci infetta di più? Distanza e mascherina (Foto archivio ANSA)

ROMA – Coronavirus, dove si rischia di più? Ora che ha avuto inizio la fase 2, diventa fondamentale leggere l’articolo di Erin Bromage.

Bromage analizza con la matematica i flussi di virus secondo le circostanze.

Bromage, è professore associato di biologia all’University of Massachusetts Dartmouth dove tiene corsi di immunologia e malattie infettive.

Prima di passare all’elenco dei casi e dei rischi, ecco i consigli fondamentali: mantenere le distanze e tenere sempre, o quasi, la mascherina mascherina sul naso e la bocca.

Cosi  ridurrete i rischi di infettarvi e di portare a casa l’infezione da coronavirus.

Tutto ruota attorno alla domanda chiave. Dov’è che le persone rimangono contagiate? La risposta è allarmante.

La maggior parte in casa propria. Un familiare contrae il virus nella comunità e lo porta nell’abitazione. Un contatto prolungato tra i familiari conduce al contagio.

Ma nella comunità dov’è che c’è il rischio di contagio? Molte persone si preoccupano dei supermercati, dei giri in bicicletta, di runner sconsiderati senza mascherina.

Ma sono questi i motivi di cui preoccuparsi? Non proprio, sostiene Bromage e dà una spiegazione. 

L’esposizione a una dose infettiva di virus provoca il contagio.

Sulla base di studi riguardanti la dose infettiva di altri coronavirus, sembra che bastino piccole dosi e l’infezione prende il sopravvento.

Alcuni esperti stimano che sono sufficienti solo 1000 particelle virali infettive SARS-CoV2.

Il contagio si verifica attraverso 1000 particelle virali infettive di un respiro o toccando gli occhi, o 100 particelle virali inalate a ogni respiro per 10 respiri oppure 10 particelle virali attraverso 100 respiri.

Ognuna di queste situazioni può sviluppare il contagio.

Quanto virus viene rilasciato in un ambiente?

Il bagno: ci sono molte superfici che vengono toccate spesso. Maniglie delle porte, rubinetti, porte della doccia. Il rischio di trasferimentodel virus in questo ambiente può essere elevato.

Non è ancora noto se una persona rilascia materiale infetto nelle feci o solo una frammentazione del virus, ma è certo che lo sciacquone produce molte goccioline.

Fin quando non si saprà di più sul rischio, è bene utilizzare i bagni pubblici con la massima cautela.

Un singolo colpo di tosse rilascia circa 3000 goccioline che si spostano a 80 km/hr. La maggior parte delle goccioline è grande e cade rapidamente (gravità), ma molte rimangono nell’aria e possono attraversare una stanza in pochi secondi.

Uno starnuto: un singolo starnuto rilascia circa 30.000 goccioline che si spostano fino a 321 km/hr. La maggior parte delle goccioline sono piccole e percorrono lunghe distanze (arrivano facilmente dall’altra parte di una stanza).

Se una persona è infetta, le goccioline di un singolo colpo di tosse o starnuto possono contenere fino a 200.000.000 (duecento milioni) di particelle di virus che possono essere rilasciate nell’ambiente circostante.

Un respiro: un singolo respiro rilascia 50-5000 goccioline. La maggior parte ha una bassa velocità e cade rapidamente a terra.

Ancora meno gocce vengono rilasciate attraverso la respirazione con il naso. È importante sottolineare che, a causa della debole forza di espirazione le particelle virali provenienti dalle aree respiratorie inferiori non vengono espulse.

A differenza di starnuti e tosse che rilasciano enormi quantità di materiale virale, le goccioline del respiro contengono solo bassi livelli di virus.

Non c’è ancora un numero definito per SARS-CoV2, ma è possibile a titolo orientativo fare un paragone con l’influenza.

Gli studi hanno dimostrato che una persona con l’influenza può diffondere fino a 33 particelle virali infettive al minuto.

Ma, scrive Bromage, per semplificare i calcoli ne ha utilizzate venti.
 
Parlare aumenta il rilascio di goccioline del respiro di circa 10 volte.  200 particelle di virus al minuto.

Supponendo che tutto il virus venga inalato,per essere infettati occorrerebbero circa 5 minuti di conversazione con una persona.

La formula virus x tempo è la base della ricerca sui contatti. Chiunque passi più di 10 minuti in una situazione viso a viso è potenzialmente infetto. Chiunque condivida per un lungo periodo uno spazio con una persona (ad esempio un ufficio) è potenzialmente infetto.
 
E ciò è inoltre il motivo per cui è fondamentale che le persone sintomatiche rimangano a casa.

Starnuti e tosse espellono così tanto virus che è possibile infettare un’intera stanza piena di gente.

Qual è il ruolo degli asintomatici nella diffusione del virus?

Almeno il 44% di tutte le infezioni – e la maggior parte dei contagi acquisiti nella comunità – si verificano attraverso persone asintomatiche o pre-sintomatiche.

Bromage spiega che è possibile diffondere il virus nell’ambiente fino a 5 giorni prima dell’inizio dei sintomi.

La dose di virus rilasciata da un positivo cambia nel corso dell’infezione ed è inoltre diversa da persona a persona.

La carica virale si accumula generalmente fino al momento in cui la persona diventa sintomatica.

Alla prima comparsa dei sintomi, la persona diffonde nell’ambiente la maggior dose di virus.

Secondo Bromage, è interessante notare quanto mostrano i dati: solo il 20% delle persone infette è responsabile del 99% della carica virale che potrebbe essere potenzialmente rilasciata nell’ambiente.

Alcuni dei più grandi eventi di super-diffusione sono:

Imballaggio della carne: negli impianti di lavorazione della carne, i lavoratori comunicano tra loro in mezzo al rumore assordante di macchinari industriali e in una cella frigorifera che mantiene il virus.

Attualmente ci sono dei focolai in 115 strutture di 23 stati, 5000 lavoratori contagiati e 20 decessi.

Matrimoni, funerali, compleanni: il 10% degli eventi rappresenta la diffusione iniziale.  

Ristoranti: una persona infetta era seduta a un tavolo e cenato con 9 amici. La cena era durata da un’ora a un’ora e mezza. Durante il pasto, l’asintomatico respirando aveva diffuso nell’aria bassi livelli di virus.

Il flusso d’aria (dalle varie prese d’aria del ristorante) era da destra a sinistra.

Circa il 50% delle persone sedute al tavolo con la persona infetta si è ammalata nei successivi 7 giorni. Il 75% delle persone sedute al tavolo adiacente sottovento è stata infettata.

Anche 2 delle 7 persone del tavolo controvento sono state infettate (si ritiene che si verifichi con un flusso d’aria turbolento).

Nessuno è stato contagiato attraverso il condizionatore d’aria.

Luoghi di lavoro: un altro notevole esempio è in un call center. Un singolo dipendente infetto si era recato al lavoro all’undicesimo piano di un edificio.

Il piano contava 216 dipendenti. Nel corso di una settimana, 94 di queste persone sono state infettate. 92 di quelle 94 persone si sono ammalate (solo 2 sono rimaste asintomatiche).

Le regole di distanziamento sociale sono realmente in grado di proteggere ma con brevi esposizioni o esposizioni esterne.

In queste situazioni non c’è sufficiente tempo per essere infettati: quando ci si trova a circa 1,8 mt. di distanza o dove il vento e l’ampio spazio esterno riducono la carica virale.

Bromage osserva che quando si valuta il rischio di infezione (attraverso la respirazione) nel negozio di alimentari o nel centro commerciale, è necessario considerare il volume dello spazio (molto grande), il numero di persone (limitato), quanto tempo trascorrono nel negozio (i lavoratori tutto il giorno; i clienti un’ora).

Per una persona che fa acquisti: la bassa densità, l’alto volume d’aria del negozio, insieme al tempo limitato che si  trascorre nel negozio, significa che la probabilità di ricevere una dose infettiva è bassa.

Ma il lavoratore, considerato il tempo prolungato che trascorre negozio, ha una maggiore probabilità di ricevere la dose infettiva e il lavoro dunque diventa più rischioso.

Ora che si sta riprendendo il lavoro è bene osservare l’ambiente e farsi delle domande.

Quante persone sono presenti, quanto flusso d’aria circola intorno a se stessi e quanto tempo si rimane nell’ambiente.

Se è un ufficio open space, è indispensabile valutare con attenzione il rischio (volume, persone e flusso d’aria). Stessa cosa se si svolge un lavoro che richiede una conversazione viso a viso o, peggio ancora, si grida.

Se invece la postazione è in uno spazio ben ventilato, con poche persone, il rischio è basso.

Nel caso ci si trovi all’aperto e si passi davanti a una persona, è bene ricordare che per rimanere contagiati è necessaria la “dose e il tempo”.

La possibilità d’infezione si potrebbe verificare rimanendo nel flusso d’aria dell’altra persona per 5+ minuti.

Mentre i jogger possono rilasciare più virus a causa della respirazione profonda, Bromage ricorda che il tempo di esposizione è inferiore a causa della loro velocità.

Mantenere la distanza fisica, ovviamente, ma il rischio di infezione in questa situazione è basso.

Il commento finale di Bromage:”In questo articolo mi sono concentrato sull’esposizione respiratoria ma non dimenticate le superfici. Le goccioline del respiro atterrano da qualche parte. Lavate spesso le mani e smettete di toccare il viso!”. (Fonte: Erin Bromage)