Coronavirus, Burgio: “Lockdown non uccide il virus. Ma serve a prepararsi alla Fase 2”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Aprile 2020 13:01 | Ultimo aggiornamento: 15 Aprile 2020 14:20
Coronavirus, Ansa

Coronavirus, l’esperto Burgio: “Il lockdown non uccide il virus. Ma ci serve per bloccare la diffusione” (foto Ansa)

ROMA – Intervistato da Radio Capital, Ernesto Burgio spiega: “Il lockdown non serve a uccidere il virus, serve per prepararsi”.

Ernesto Burgio, pediatra, esperto di epigenetica e biologia molecolare, è il presidente del comitato scientifico della Società Italiana di Medicina Ambientale

“Il lockdown – spiega – serve a rallentare la diffusione dell’infezione e a permettere al sistema sanitario di organizzarsi. Lo stiamo facendo nel modo completo? Dipende da quanto siamo in grado di rispondere ai punti stabiliti dall’Oms per passare alla fase 2”.

“La trasmissione del contagio è controllata? I rischi di epidemia sono stati ridotti al minimo? La comunità è stata informata dei rischi e delle nuove norme? A me pare che tutto ciò non sia stato ancora messo a fuoco dalla nostra comunità di esperti e di politici. Quindi adesso non possiamo fare altro che seguire le indicazioni precise dell’Oms e aspettare”.

“Dovremmo – continua – fare sicuramente test sierologici per controllare lo stato di immunità generale. Ma al momento possiamo dire che ci sono vari segnali positivi. I dati dei contagi significano poco, dipendono molto dai tamponi effettuati. Il dato più attendibile resta quello dei decessi e una riduzione c’è”.

E ancora: “Ci sono anche meno ricoverati, meno ricoveri al pronto soccorso e meno degenti. Quindi la sensazione è che stiamo arrivando verso una normalizzazione progressiva. Ma di certo non potremo abbassare la guardia per mesi”.

Come si sta comportando l’Italia?

“L’allarme pandemico è stato dato forse più in ritardo, ma un pre-allarme lo abbiamo già da molti anni, quindi la preparazione per quello che poi è successo alcuni paesi l’hanno fatto e altri no. La grande differenza è stata sicuramente tra paesi come Cina, Giappone e Corea e il resto del mondo”.

“Appena hanno avuto la sequenza dell’Rns virale, già a metà gennaio i primi hanno preparato centinaia di migliaia di tamponi, aree sanitarie dedite soltanto alla malattia nuova che stava emergendo, hanno protetto i sanitari. Purtroppo l’Italia è stato il primo Paese occidentale che è stato investito e che si è trovato più sguarnito degli altri. Devo dire che però ha fatto un lockdown quasi immediato e questo bisogna riconoscerlo”. (Fonte: Radio Capital).