Coronavirus, Galli: “Temevo la battaglia di Milano, stiamo per averla”

di redazione Blitz
Pubblicato il 22 Ottobre 2020 16:19 | Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre 2020 16:19
Coronavirus, Galli: "Temevo la battaglia di Milano, stiamo per averla"

Coronavirus, Galli: “Temevo la battaglia di Milano, stiamo per averla” (foto Ansa)

Coronavirus, nodo Milano: parla l’infettivologo Massimo Galli. “A marzo temevo moltissimo la ‘battaglia di Milano’, ora stiamo per averla. Lockdown? Se la tendenza non viene invertita è molto probabile siano necessarie restrizioni ben maggiori”

Il virologo Massimo Galli è netto sui rischi per Milano: “A marzo temevo moltissimo la ‘battaglia di Milano’, ora stiamo per averla. ‘Battaglia di Milano’ che fu risparmiata dal relativo tempestivo lockdown dell’altra volta. Se la tendenza non viene invertita nei prossimi 15-20 giorni è molto probabile che siano necessarie restrizioni ben maggiori per evitare guai”.

Intervenendo ad Agorà su Rai 3, il direttore del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milan  ha tratteggiato una situazione drammatica. “Ci si deve rimboccare molto le maniche per organizzare gli interventi in ospedali”. Cosa che “è in atto con impegno e frustrazione da parte del personale sanitario che sperava di non ritrovarsi di nuovo calato in questo incubo”.

E per evitare un nuovo lockdown generalizzato che “sarebbe un intervento della disperazione e del fallimento di altre azioni di contenimento”.  

“Dobbiamo passare questa triste nottata con l’impegno di tutti quanti per non dover intervenire con quei provvedimenti che sono drastici nella loro gravità. Dobbiamo evitare di chiudere tutto” e per questo “alcuni sacrifici purtroppo si impongono”. 

Galli: “Ecco quali sono i rischi di Milano”

Uno dei nodi cruciali è la situazione di Milano. Il rischio maggiore “ora deriva in parte dal fatto che Milano ha molta più gente suscettibile a infettarsi e che le persone si sono mosse in maniera intensiva d’estate, e poi c’è stata la ripresa di numerose attività”. 

“I dati che ho – ha proseguito – mi dicono che durante il lockdown a Milano avevamo il 7-8% di persone infettate tra i 30 e i 50 anni contro il 40% nella Bergamasca. Ora il timore che l’infezione vada avanti in modo dilagante è un timore reale ed è testimoniato da quello che vediamo negli ospedali”. 

“Servono interventi che dovevano esserci già da 15 giorni”

“Sono rammaricato da questa continua riduzione a scontro tra componenti politiche diverse su una questione che necessita assolutamente di una catena di comando possibilmente unica, sennò siamo alla confusione totale. E servono interventi che non possono essere rimandati nemmeno di un minuto, interventi che dovevano esserci già da 15 giorni, come il coprifuoco”, ha detto Galli, sottolineando l’importanza di non rimandare l’adozione di misure restrittive che servono a evitare morti.

Secondo l’infettivologo, gli interventi devono essere pensati con “un’articolazione differenziata a seconda di determinate aree” individuando le situazioni “dove si annidano i problemi principali, dai trasporti alle movide. Facciamolo in modo collaborativo – ha sostenuto – ma cerchiamo di farlo presto per evitare morti inaccettabili da qualsiasi punto di vista e confermo la frustrazione da parte di chi, come me, questi morti li vede”.  

Trasporti pubblici, “si doveva fare di più”

“Il fatto che molti si sentano ammassati sui mezzi pubblici è un elemento indiscutibile. Si doveva fare molto di più e meglio, e ci sono pochi dubbi su questo. L’unica alternativa” al problema del trasporto pubblico sarebbe “scaglionare l’orario di ingresso al lavoro e rassegnarsi al fatto che molte attività non possano essere svolte in presenza. Parlo, con grandissima tristezza, anche delle scuole: è innegabile che rappresentano anche loro un serio problema, non in sé ma considerando il prima, l’arrivare a scuola, e il dopo, quando si torna a casa. E considerando anche i fenomeni di aggregazione dei ragazzi attorno alla scuola e dopo la scuola”. (Fonte: Agi)