Coronavirus, rischio ipossia silente nei giovani: arrivano in ospedale già compromessi ma con pochi sintomi

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 Maggio 2020 14:37 | Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2020 14:37
Coronavirus, rischio ipossia silente nei giovani: arrivano in ospedale già compromessi ma con pochi sintomi

Coronavirus, rischio ipossia silente nei giovani: arrivano in ospedale già compromessi ma con pochi sintomi (Foto Ansa)

ROMA – Arrivano in ospedale quando ormai è già tardi perché inconsapevoli di essere in carenza d’ossigeno. 

E’ l’ultima anomalia evidenziata nella sindrome causata dal coronavirus. Si chiama ipossia silente, una condizione pericolosissima in cui i pazienti hanno tutti i segni clinici dell’ipossia, con lesioni polmonari gravissime, scarso ossigeno nel sangue e uno o più organi compromessi, ma nessun sintomo evidente della mancanza di aria.

Questi pazienti, in genere giovani, arrivano in ospedale spesso già in condizioni critiche proprio perché non consapevoli del problema, se non dopo tanti giorni di malattia.

A spiegarlo alla Cnn è Richard Levitan del Littleton Regional Healthcare nel New Hampshire.

Normalmente la sindrome Covid, quando si aggrava, si associa a polmonite e gravi difficoltà respiratorie: il paziente in queste condizioni appare letargico, comatoso.

Ma i clinici si sono accorti che per alcuni pazienti l’ipossia arriva silente: si tratta di soggetti – per lo più giovani – che iniziano a manifestare qualche difficoltà respiratoria solo quando ormai i loro polmoni sono già molto compromessi e quando l’ossigeno nel sangue è già bassissimo, con grave compromissione di altri organi.

Eppure questi pazienti giungono in ospedale vigili, in grado di sostenere conversazioni, di usare lo smartphone, lamentando solo dolore quando respirano profondamente.

In genere, spiega Levitan, hanno già la malattia da parecchi giorni ma la avvertivano solo con febbre e sintomi intestinali.

L’ipossia silente è dunque molto pericolosa perché il paziente arriva a chiedere aiuto solo quando è già molto tardi.

È per questo, conclude Levitan, che i pazienti che sono in quarantena a casa dovrebbero essere muniti di saturimetro e istruiti sul corretto uso dello strumento per rilevare eventuali carenze di ossigeno anche asintomatiche. (Fonte: Cnn).