Coronavirus isolato nelle lacrime di una paziente: era attivo anche dopo tampone negativo

di Daniela Lauria
Pubblicato il 22 Aprile 2020 12:50 | Ultimo aggiornamento: 22 Aprile 2020 12:50
Coronavirus isolato nelle lacrime di una paziente: era attivo anche dopo tampone negativo

Coronavirus isolato nelle lacrime di una paziente: era attivo anche dopo tampone negativo (Foto archivio Ansa)

ROMA – Il nuovo coronavirus è attivo anche nelle secrezioni oculari, ossia nelle lacrime dei pazienti positivi. Lo rivela uno studio condotto dai ricercatori dell‘Istituto Spallanzani di Roma e pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine. 

Partendo da un tampone oculare, gli scienziati hanno isolato il virus dimostrando che esso è in grado di replicarsi anche nelle congiuntive. La ricerca, affermano, dimostra che gli occhi non sono solo una delle porte di ingresso del virus nell’organismo, ma anche una “potenziale fonte di contagio”.

Il tampone oculare è stato prelevato tre giorni dopo il ricovero da una paziente positiva al virus, ricoverata presso lo Spallanzani a fine di gennaio. 

La donna presentava una congiuntivite bilaterale, spiega l’Istituto, e i ricercatori sono riusciti ad isolare il virus, dimostrando così che esso, oltre che nell’apparato respiratorio, è in grado di replicarsi anche nelle congiuntive.

Si tratta di una scoperta che ha “importanti implicazioni anche sul piano della salute pubblica, tant’è che il risultato è stato comunicato all’Organizzazione Mondiale della Sanità d’accordo con l’Editor della rivista prima della pubblicazione”.

Concetta Castilletti, responsabile dell’Unità Operativa Virus Emergenti del Laboratorio di Virologia dello Spallanzani, spiega: “Ne deriva la necessità di un uso appropriato di dispositivi di protezione in situazioni, quali gli esami oftalmici, che si pensava potessero essere relativamente sicure rispetto ai rischi di contagio che pone questo virus”.

La ricerca ha inoltre evidenziato che i tamponi oculari possono essere positivi quando invece i campioni del distretto respiratorio non mostrano più tracce del virus: i campioni respiratori della paziente, infatti, a tre settimane dal ricovero risultavano ormai negativi, mentre il campione oculare era ancora debolmente positivo fino a 27 giorni dal ricovero.

Saranno necessari ulteriori studi per verificare fino a quando il virus continua ad essere attivo e potenzialmente infettivo nelle lacrime. La scoperta dei nostri ricercatori, sottolinea Marta Branca, direttore generale dello Spallanzani, “è un altro piccolo tassello che si inserisce nel complicato puzzle di questo virus”.

“La nostra soddisfazione – aggiunge – è quella di contribuire, con questa ricerca, a far conoscere meglio i meccanismi di contagio e, quindi, a creare maggiore consapevolezza e sicurezza negli operatori chiamati a confrontarsi con la gestione clinica dei pazienti”. (Fonti: Ansa, Annals of Internal Medicine)