Coronavirus, l’Iss nega la relazione con l’inquinamento: “In Lombardia colpa di densità abitativa e mobilità internazionale”

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 Aprile 2020 14:23 | Ultimo aggiornamento: 29 Aprile 2020 14:23
Coronavirus, l'Iss nega la relazione con l'inquinamento: "In Lombardia colpa di densità abitativa e mobilità internazionale"

Coronavirus, l’Iss nega la relazione con l’inquinamento: “In Lombardia colpa di densità abitativa e mobilità internazionale” (Foto Ansa)

MILANO  –  Secondo l’Istituto superiore di sanità (Iss) è al momento “molto incerta” una valutazione di associazione diretta tra elevati livelli di inquinamento atmosferico e la diffusione dell’epidemia di coronavirus, o del suo ruolo di amplificazione dell’infezione.

Uno studio, sostiene l’Iss, “potrà essere svolto con il corretto approccio scientifico solo quando l’epidemia e l’emergenza saranno terminate e potranno essere disponibili tutte le conoscenze sulle variabili/fattori utili ad analizzare il fenomeno, effettuando anche un’analisi comparativa su scala più ampia quale quella europea e internazionale”.

Tuttavia, “se è vero che la diffusione del virus si è presentata attraverso focolai circoscritti all’interno di zone della Pianura Padana sottoposte a valori di inquinamento atmosferico elevati e piuttosto omogenei, è anche vero – precisa l’Istituto – che altre aree a forte inquinamento atmosferico, anche se prossime, sono rimaste inizialmente escluse e interessate, solo successivamente, con minor forza dalla contaminazione del virus”.

Lo stesso Istituto osserva che, a seguito delle disposizioni governative, la ridotta mobilità delle persone e la chiusura di molte attività produttive hanno portato ad una progressiva e significativa riduzione dei livelli di inquinamento dell’aria (PM10, PM2,5, NO2, benzene). 

L’Istituto, piuttosto, rileva che “le aree dove il virus ha evidenziato il suo più elevato impatto, sono le aree sia ad elevata densità di popolazione sia a più alta produttività del Paese. In questi territori sono presenti il maggior numero di aziende con vocazione e crescita internazionale che hanno continui e frequenti rapporti con paesi stranieri (in particolare Usa, Cina e Russia), con conseguente alta mobilità dei lavoratori”.

Infatti, conclude l’Iss, “molti approfondimenti epidemiologici in corso evidenziano proprio la componente legata ai rapporti di lavoro internazionali con il conseguente contagio diretto tra persone, oltre all’iniziale diffusione del contagio in strutture sanitarie (ospedaliere e RSA) che ha agito quale forte moltiplicatore dell’infezione, quando non si aveva notizia dell’avvenuto ingresso del virus sul territorio italiano”.  

Insomma: l’Iss dà la colpa dei picchi di contagiosità del coronavirus in Lombardia alla mobilità dei lavoratori e alla alta densità abitativa piuttosto che allo smog. 

Andrebbe però ricordato che la difesa dell’inquinamento, come la difesa del fumo di uno studio analogo citato nelle ultime settimane, forse non è la miglior tattica per arginare il contagio di quella che resta pur sempre una infezione polmonare. E le conseguenze dell’inquinamento sulla salute dei polmoni sono note e verificate. (Fonte: Ansa)