Coronavirus Italia, a novembre 100 morti al giorno? Gli ospedali per ora reggono ma…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Ottobre 2020 8:25 | Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre 2020 8:26
Coronavirus Italia, a novembre fino a 100 casi al giorno? Gli ospedali per ora reggono ma...

Coronavirus Italia, a novembre 100 morti al giorno? Gli ospedali per ora reggono ma… (Foto d’archivio Ansa)

In Italia ci saranno 100 morti di Coronavirus al giorno a novembre? E’ l’allarme lanciato da Patrizio Pezzotti, epidemiologo dell’Iss (Istituto Superiore di Sanità).

I numeri attuali dell’epidemia da Coronavirus in Italia cominciano a essere preoccupanti. Secondo Patrizio Pezzotti, epidemiologo dell’Iss, l’Italia rischia di avere (almeno) 100 morti al giorno a novembre. E i medici ospedalieri lanciano l’allarme: se il contagio diventasse incontrollato, gli ospedali potrebbero reggere massimo per 2 mesi.

Pezzotti: “Rischio 100 morti al giorno di Coronavirus a novembre”

Patrizio Pezzotti, l’epidemiologo dell’Iss che cura il rapporto mensile sulla mortalità da Covid, ha rilasciato una intervista a La Stampa. “Tra la comparsa dei sintomi e il decesso trascorrono mediamente due settimane. Perciò le oltre 40 vittime che contiamo oggi sono quelle che si sono ammalate quando avevamo poco più di 1600 contagi al giorno. Ora, con quasi seimila contagi in un giorno e con il nostro tasso di letalità, la curva dei decessi tra un paio di settimane è destinata a sfiorare le tre cifre”.

Gli ospedali per ora reggono, ma se i contagi aumentano…

Non è ancora emergenza ma l’allerta, soprattutto per gli ospedali, deve essere massima. Con i numeri attuali “gli ospedali italiani potranno ancora reggere almeno per 5 mesi ed al momento la situazione è gestibile. Ma se dovessimo assistere ad un aumento esponenziale dei casi come sta accadendo in altri Paesi come la Francia allora il sistema ospedaliero avrebbe una tenuta di non oltre 2 mesi”. Lo afferma Carlo Palermo, il segretario del maggiore dei sindacati dei medici ospedalieri italiani, l’Anaao-Assomed.

Se si passasse cioè dai circa 5mila casi di contagio giornalieri agli oltre 10mila come in Francia, rileva, “si rischia il crollo della prima trincea ospedaliera anti-Covid, perchè gli ospedali non sono pronti a far fronte ad un’epidemia esponenziale”.

“Già ora – avverte – si iniziano a registrare delle criticità, a partire dal personale sanitario carente e dalle strutture che non sempre garantiscono percorsi differenziati”. Non solo: “Anche i reparti Covid ordinari cominciano a riempirsi, soprattutto al Sud, e questo è un segnale da non sottovalutare”.

Aumentano i ricoverati che non possono fare l’isolamento a casa

Questi reparti, spiega, “si stanno riempendo perchè qui giungono i sempre più numerosi pazienti positivi che non possono effettuare il periodo di isolamento al proprio domicilio. Si tratta di pazienti nella maggior parte dei casi stabili o con sintomatologia lieve e che quindi non necessiterebbero di un ricovero ospedaliero, Non possono però restare nelle proprie abitazioni, quando non si hanno condizioni adeguate”.

Il punto, rileva, “è che mancano i necessari alberghi sanitari per questi pazienti e ciò sta portando ad un intasamento dei reparti”. Ad ogni modo, sottolinea Palermo, va detto che la situazione a livello nazionale per le terapie intensive “per il momento è abbastanza tranquilla, anche se i ricoveri stanno aumentando. Abbiamo ad ora 6mila posti di terapia intensiva, cui se ne aggiungeranno altri 3.500 circa, le cui gare sono già partite. Inoltre, considerando che il 50% circa dei posti letto in terapia sub-intensiva, pari a circa 2mila posti, saranno utilizzati e adeguati per i pazienti Covid, in totale potremo disporre di circa 11mila posti letto tra terapie intensive e sub-intensive”.

La stragegia dei tamponi

Intanto, la strategia dei tamponi resta essenziale per rintracciare e limitare i focolai. ma proprio i tamponi, secondo l’ultimo rapporto Gimbe, rappresentano un tallone d’Achille: “Le attività di testing non sono state potenziate in misura proporzionale all’aumentata circolazione del virus, determinando un netto incremento del rapporto positivi/casi testati a livello nazionale che da metà luglio a metà agosto – conclude la Fondazione – è salito dallo 0,8% all’1,9%, per raggiungere nella settimana 5-11 ottobre il 6,2% con notevoli variazioni regionali”. (Fonti: Ansa, La Stampa)