Coronavirus, l’immunologo Le Foche: “Tende a spegnersi da solo. Le vacanze? In Italia, ma le faremo”

di redazione Blitz
Pubblicato il 22 Aprile 2020 10:59 | Ultimo aggiornamento: 22 Aprile 2020 10:59
Coronavirus, l'immunologo Le Foche: "Tende a spegnersi da solo. Le vacanze? In Italia, ma le faremo"

Coronavirus, l’immunologo Le Foche (in foto): “Tende a spegnersi da solo. Le vacanze? In Italia, ma le faremo”

ROMA – Questo coronavirus “tende a spegnersi da solo” e un ritorno alla normalità “non è così lontano”. Ne è convinto Francesco Le Foche, professore di Immunologia e primario del Day Hospital del Policlinico Umberto I di Roma, che ai microfoni della trasmissione I Lunatici, su Rai Radio 2, spiega così il suo ottimismo.

Rispondendo alle domande di Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, il professore parla di “morte programmata” del Covid-19.

“Come gli altri coronavirus che abbiamo già conosciuto in passato, tende a spegnersi da solo – dice –  E’ così. E’ risaputo nell’ambito scientifico che i coronavirus tendono a dare delle pandemie e poi piano piano tendono a spegnersi”.

“Soprattutto quando c’è una riduzione della loro entropia sociale – spiega – Grazie al lockdown questo virus non potendo contagiare le persone che sono chiuse in casa piano piano non ha più la carica di diffondersi e quindi tende ad autospegnersi, a vivere una sorta di morte programmata”.

“Speriamo che questo avvenga rapidamente e sembrerebbe che i primi caldi possano essere d’aiuto. Adesso non possiamo dirlo con certezza, il lockdown ci impedisce di dirlo con certezza, certo il contagio si è ridotto molto e piano piano questo virus perderà di forza”.

Secondo Le Foche ne avremo la prova “con i primi caldi quando ci sarà anche una riduzione delle goccioline che si essiccheranno e quindi avranno meno possibilità di passare da una persona all’altra”.

“Questo virus non avrà più la forza che aveva, quella che ci ha messo in crisi, quella che ha portato tante persone contemporaneamente in ospedale con l’esigenza di essere trattate con una terapia intensiva”.

L’esperto spiega poi che il coronavirus “ha avuto il massimo dell’esplosione con contagi anche intra-ospedalieri. Ha proliferato in ospedali mono-blocco, che non avevano la possibilità di isolare il Covid nei padiglioni”.

“Questo contagio enorme e contemporaneo ha stressato il nostro sistema sanitario, adesso c’è una decompressione importante data dal lockdown, decompressione che ci ha dato l’opportunità di iniziare una medicina del territorio che è fondamentale per la salute pubblica”.

Secondo il prof. Le Foche l’emergenza ha portato con sé anche un’opportunità: “E’ importantissima la salute pubblica che deve essere fatta sul territorio. Questo virus ci ha permesso di rivalutare meglio questo aspetto, ora c’è un rinascimento della sanità pubblica, si acquisiranno di nuovo delle valutazioni che avevamo un po’ perso”.

“Tagli alla sanità e riduzione di personale e fondi hanno indotto a ridurre anche la medicina del territorio. Ora lo sappiamo. Riorganizzeremo la medicina del territorio, perché questo, lo ripeto, è un virus che non deve arrivare in ospedale”.

“Ormai la cosa si è percepita come verità assoluta, tutti ne hanno preso atto. Anche il ministro della salute negli ultimi interventi ha parlato di ristrutturazione della salute del territorio. Questo farà sì che si possa avere una osmosi attiva tra il territorio e gli ospedali che porterà ad una sanità pubblica di alto profilo”.

“Adesso abbiamo interpretato che se riusciamo a trattare subito il paziente affetto da coronavirus con pochi sintomi, il paziente nella stragrande maggioranza dei casi non ha bisogno di entrare in ospedale. Questa è una malattia infiammatoria e come tutte le malattie infiammatorie se trattate all’esordio non causa danni gravi”.

Alle prossime settimane Le Foche guarda con speranza: “Un ritorno alla vita più o meno normale? Non è da considerarsi così lontano. Dobbiamo attendere le prossime due settimane, se le cose continuano in questo modo entro le prime due settimane di maggio potremo uscire e riorganizzare la nostra società”.

“Se questo virus si comporterà come dovrebbe e come la storia dei coronavirus ci fa pensare potremmo tornare alla nostra vita sociale. Non credo che dovremmo restringere molto la nostra libertà e la nostra autonomia sociale”.

E le vacanze? “Non credo alle vacanze estive fatte fuori dall’Italia, ma credo che in Italia potremo andare in vacanza”.

Ma per liberarci completamente del virus “dovremmo avere un vaccino. Sappiamo che ci sono vari studi di vaccini messi in campo, con potenzialità diverse. Il problema di questo vaccino è che non sappiamo se produrrà degli anticorpi immunizzanti o meno”.

Ma non è detto che il vaccino sia indispensabile: “Io ritengo che ad oggi noi dovremmo puntare su altre cose. Ecco, su quello che abbiamo detto. Le terapie immediate e la medicina sul territorio. Non credo sia così indispensabile tra un anno o un anno e mezzo questo vaccino”.

“Poi, qualora ci fosse questa opportunità, ben venga. Solo le vaccinazioni riescono a far scomparire del tutto i virus dalla faccia della terra. Però se questo virus si comporta come la Sars è destinato a scomparire”.

“Essendo questo un coronavirus per l’80% identico a quello della Sars dovrebbe aver avuto una fase pandemica che adesso si sta spegnendo. Sono ottimista e il mio ottimismo è basato sulla scienza“. (Fonte: I Lunatici, Rai Radio 2)