Coronavirus, perché in Lombardia si muore di più? Ilaria Capua: “Forse gli impianti di aerazione degli ospedali. O lo smog”

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 Marzo 2020 14:53 | Ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2020 14:53
Coronavirus, perché in Lombardia si muore di più? Ilaria Capua: "Forse gli impianti di aerazione degli ospedali. O lo smog"

ROMA  –  Perché in Lombardia si muore per coronavirus più che altrove? Per la virologa Ilaria Capua la motivazione potrebbe essere un problema agli impianti di aerazione degli ospedali o forse anche allo smog. Lo ha detto intervenendo in collegamento dalla Florida, dove vive, a DiMartedì, il programma di Giovanni Floris su La7. 

“Un virus è un personaggio piccolo che fa un gioco di squadra con i suoi amici gemelli: il loro obiettivo è perpetuare il loro genoma – ha spiegato la virologa martedì 17 marzo su La7 -. I virus se sono molto aggressivi sono anche poco trasmissibile. Il nostro corpo sviluppa barriere contro il virus nel momento in cui lo incontro. È importante sapere il numero degli infetti, perché se l’ospite non ha difese il virus incontra solo semafori verdi e continua ad infettare. Nel momento in cui si producono anticorpi, il virus si ferma”.

Quindi, rispondendo alla domanda di Floris sul picco di contagi e vittime in Lombardia, ha ipotizzato una risposta: “Perché si muore più Lombardia che nel resto d’Europa? È possibile che gli ospedali che gestiscono questi focolai abbiano degli impianti di aerazione che non garantiscono la sicurezza di persone immunodepresse?”.

Ma questa non è l’unica ipotesi fatta da Capua. “Sappiamo che in Lombardia ci si lamenta per l’inquinamento. Io sinceramente non credo che sia l’inquinamento, però dobbiamo capirlo che cosa ci sia in Lombardia”. 

Coronavirus, il legame tra contagi e smog

E proprio sul legame tra inquinamento e contagi si sono concentrati gli esperti dell’Epha, l’Alleanza europea per la salute pubblica, che hanno notato come là dove i livelli di inquinamento atmosferico sono più alti anche il tasso di mortalità del nuovo coronavirus è maggiore. Secondo l’Epha, lo smog nelle aree urbane provoca ipertensione, diabete e malattie respiratorie e questo potrebbe portare a un maggior numero di decessi. 

Uno studio curato da ricercatori e medici della Società italiana di Medicina Ambientale (Sima) ha mostrato a sua volta la correlazione tra livelli di Pm10 e diffusione del coronavirus. 

Come spiega il Sole 24 Ore, Leonardo Setti dell’Università di Bologna e Gianluigi de Gennaro dell’Università di Bari hanno osservato i dati relativi al periodo tra il 10 e il 29 febbraio provenienti dalle centraline di rilevamento delle Arpa (le agenzie regionali per la protezione ambientale) e quelli sul contagio da Covid19 riportati dalla Protezione Civile, aggiornati al 3 marzo, lasso temporale necessario visti i 14 giorni di incubazione media del virus. La conclusione evidenzia una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di Pm10 e PM2,5 e il numero di casi infetti da Covid-19.

“Alte concentrazioni di polveri fini a febbraio in Pianura Padana hanno esercitato un’accelerazione anomala alla diffusione virulenta dell’epidemia”, rileva lo studio. Secondo i ricercatori le polveri sottili “stanno veicolando il virus”. (Fonti: DiMartedì, Il Sole 24 Ore)