Coronavirus, Pierluigi Lopalco: “Non sappiamo se il caldo rallenta il Covid”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Giugno 2020 17:14 | Ultimo aggiornamento: 24 Giugno 2020 17:14
Coronavirus, Lopalco: Non sappiamo se il caldo rallenta il Covid

Coronavirus, Pierluigi Lopalco: “Non sappiamo se il caldo rallenta il Covid” (foto ANSA)

ROMA – “Non conosciamo il comportamento del coronavirus in relazione al clima e, quindi, non sappiamo ancora cosa potrebbe succedere in estate se eliminassimo del tutto le misure di controllo ed un minimo di distanziamento fisico”.

Lo scrive su Facebook l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, capo della task force pugliese per l’emergenza coronavirus.

“Non sappiamo – aggiunge – se ci sarà una seconda ondata in autunno o inverno perché questo dipenderà fortemente dalla capacità di bloccare la circolazione del virus da parte della sanità pubblica.

Non sappiamo se e quando sarà disponibile in produzione su larga scala un vaccino sicuro ed efficace”.

Quindi, “gli interventi di identificazione dei casi – spiega – e il tracciamento dei contatti, con conseguente interruzione delle catene di contagio e circoscrizione dei focolai, sono ad oggi le misure più efficaci di mitigazione dell’epidemia”.

Per Lopalco, “la messa in sicurezza degli ospedali e delle Rsa resta la priorità per evitare che il virus penetri in setting assistenziali di popolazioni particolarmente fragili”. (fonte ANSA)

Lopalco: “Coronavirus circola a bassa intensità”

“Al momento la prima ondata pandemica è in fase di risoluzione in tutta Italia, il virus circola a bassa intensità su tutto il territorio nazionale, dando segno di sé attraverso focolai di limitata estensione in diverse regioni”.

“Dalle indagini siero-epidemiologiche di cui si ha notizia in maniera aneddotica – rileva – la percentuale di popolazione che ha sviluppato anticorpi contro il virus è mediamente bassa nelle regioni del nord (30%) e molto bassa (2%) nelle regioni del Centro Sud”.

Al momento, “non esistono evidenze che le mutazioni cui è andato incontro il virus ne abbiano ridotto la aggressività in termini di outcome clinico”, al contrario “il virus che ora circola in sud America è probabilmente lo stesso che circola in Europa”. (fonte ANSA)