Coronavirus, ora mancano i malati per le sperimentazioni. Il richiamo dell’Aifa

di redazione Blitz
Pubblicato il 20 Maggio 2020 14:28 | Ultimo aggiornamento: 20 Maggio 2020 14:28
Coronavirus, ora mancano i malati per le sperimentazioni. Il richiamo dell'Aifa

Coronavirus, ora mancano i malati per le sperimentazioni. Il richiamo dell’Aifa (Nella foto Ansa una terapia intensiva vuota)

ROMA – Prima eravamo al collasso per i troppi malati, ora ce ne sono troppo pochi. A sottolineare il paradosso è l’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, che invita i medici a verificare la “possibilità reale” di arruolare pazienti negli studi clinici proposti.

Le sperimentazioni nuove rischiano di fallire per mancanza di pazienti. Agli esperti che si accingono a proporre nuove terapie anti-Covid, la commissione tecnico scientifica dell’Aifa suggerisce quindi di cercare di avviare trial che includano più centri di ricerca per ottenere risposte in “tempi contenuti” e prediligere l’uso di terapie che possano contare su precedenti “risultati promettenti”.

Non che i malati di coronavirus siano pochi: sono 65 mila oggi in Italia. Ma al picco del 20 aprile ce ne erano 108 mila.

Per le sperimentazioni poi, vengono arruolati pazienti in condizioni serie e ricoverati in ospedale. E qui il numero si riduce ancor più drasticamente: 10 mila oggi, di cui 716 in terapia intensiva.

Gli ultimi mesi hanno visto in tutto il mondo, e anche in Italia, un’impennata nella produzione scientifica e nell’avvio di trial clinici per trovare nuove armi contro il coronavirus.

L’Aifa chiede però ora di ottimizzare gli sforzi, selezionando meglio cosa sottoporre alla richiesta di autorizzazione dell’ente regolatorio.

“In considerazione dell’attuale andamento dell’epidemia da Sars-COV-2, e della conseguente riduzione del numero di pazienti arruolabili negli studi clinici – si legge sul sito Aifa – la Cts richiama l’attenzione di coloro che intendessero proporre nuove sperimentazioni sulla necessità di verificare preventivamente l’effettiva possibilità di arruolare i soggetti previsti”.

In questa fase dell’andamento epidemiologico è, inoltre, “sconsigliata la presentazione di richieste di programmi di usi terapeutici su farmaci per i quali non siano disponibili risultati sufficientemente promettenti da studi clinici”.

In ogni caso, in linea con le recenti raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’attuale orientamento della Cts è quello di “favorire l’aggregazione di più centri clinici al fine di raggiungere la numerosità campionaria sufficiente a rispondere al quesito clinico con rigore metodologico e in tempi contenuti”. (Fonte: Ansa).