Coronavirus, maschi più vulnerabili per via di cromosomi e testosterone

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 Aprile 2020 18:03 | Ultimo aggiornamento: 29 Aprile 2020 18:03
Coornavirus, maschi più vulnerabili per via di cromosomi e testosterone

Coornavirus, maschi più vulnerabili per via di cromosomi e testosterone (Foto archivio Ansa)

PADOVA  –  Potrebbero essere cromosomi e testosterone a rendere l’uomo, inteso come maschio, più vulnerabile della donna al coronavirus. E’ quanto sostiene il professor Carlo Foresta, docente di Endocrinologia all’Università di Padova. 

Foresta esclude che il testicolo abbia un ruolo nella gravità della patologia e afferma che la maggior incidenza e letalità da Covid-19 tra i maschi vada ricercata nelle intrinseche differenze ormonali e genetiche tra i due generi.

Per Foresta, infatti, la diversa costituzione dei cromosomi sessuali – XX nelle donne e XY negli uomini – può determinare una predisposizione del maschio a sviluppare forme più severe dell’infezione.

Inoltre gli ormoni maschili, come il testosterone appunto, faciliterebbero l’estensione dell’infezione e quindi lo svilupparsi di manifestazioni cliniche più gravi.

Luca De Toni, ricercatore dell’Università di Padova che lavora nel team del professor Foresta, propone varie ipotesi di trattamento genere-specifico, analizzando molecole anti-androgeniche già utilizzate per il trattamento del tumore alla prostata.

Sottolinea la possibilità che un farmaco in sperimentazione, il Camostat mesilato, agisca bloccando il meccanismo d’ingresso del virus, con possibile riduzione della capacità infettante.

Per quanto riguarda il sistema riproduttivo femminile, Mauro Costa, dell’Ospedale Evangelico di Genova, ricorda che la gravidanza non peggiora l’andamento clinico del Covid-19, ma può comportare la presenza di fattori di rischio che aggravano il decorso dell’infezione (ipertensione, obesità, diabete, patologie immunitarie o rischio di trombosi).

Costa inoltre sottolinea che i neonati possono contrarre l’infezione dalla madre solo dopo la nascita, poiché non è ancora unanime il giudizio sulla possibile trasmissione attraverso la placenta. (Fonte: Ansa)