Coronavirus, dall’Olanda primo farmaco in grado di neutralizzarlo. Ma ci vorranno mesi per sperimentarlo

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 Marzo 2020 9:41 | Ultimo aggiornamento: 15 Marzo 2020 16:15
Coronavirus, dall'Olanda primo farmaco in grado di neutralizzarlo. Ma ci vorranno mesi per sperimentarlo

Coronavirus, dall’Olanda primo farmaco in grado di neutralizzarlo (Nella foto Ansa particelle di Covid-19. Evidenti le protuberanze della proteina Spike)

UTRECHT – La speranza contro il coronavirus arriva dall’Olanda, dove è stato messo a punto il primo farmaco in grado di neutralizzarlo. Si chiama 47D11 ed è un anticorpo monoclonale specializzato nel riconoscere la proteina che il virus utilizza per aggredire le cellule respiratorie umane. 

Il team di ricercatori dell’Università di Utrecht, guidato da Chunyan Wang, hanno pubblicato i risultati della loro scoperta sul sito BioRxiv. Ma ci vorrà comunque tempo prima che sia disponibile: il farmaco deve affrontare la lunga serie di sperimentazioni sugli animali e poi sull’uomo prima di arrivare in commercio.

Gli stessi ricercatori hanno detto alla Bbc che ci vorranno mesi per avere risposte sulla sua sicurezza ed efficacia. 

Legandosi alla proteina Spike, quella specie di artiglio che si trova sulla superficie del coronavirus, l’anticorpo monoclonale le impedisce di agganciare le cellule e in questo modo rende impossibile al virus di penetrare al loro interno per replicarsi. Per questo motivo i ricercatori sono convinti che l’anticorpo ha delle potenzialità importanti “per il trattamento e la prevenzione del Covid-19”.

I ricercatori stavano già lavorando a un anticorpo contro la Sars quando è esplosa l’epidemia di Covid-19 o Sars2 e si sono resi conto che gli anticorpi efficaci contro la prima malattia riuscivano a bloccare anche la seconda.

Gli studi sono ancora in corso e l’anticorpo dovrà essere sottoposto a test molto rigorosi, ma i ricercatori sperano di convincere una compagnia farmaceutica a produrlo. Tutto questo, secondo gli scienziati di Utrecht, richiederebbe molto meno tempo che sviluppare un vaccino per il nuovo coronavirus.

Non è comunque l’unico fronte di ricerca. Finora si sono utilizzati farmaci nati in passato per altre malattie, come quelli anti-Aids o quelli contro l’artrite reumatoide, ma finalmente è stato messo a punto il primo farmaco progettato espressamente per aggredire il coronavirus Sars-CoV2.

Lascia sperare anche la possibilità di utilizzare il plasma di pazienti guariti da Covid-19, con alti livelli di anticorpi: è l’obiettivo del protocollo firmato in Italia da alcuni centri regionali con capofila il Policlinico San Matteo di Pavia. Per le infusioni di plasma ai malati si attende adesso il via libera dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss).

C’è ottimismo anche sul farmaco contro l’artrite reumatoide Tocilizumab, la cui sperimentazione è partita da Napoli e si sta progressivamente estendendo in altre regioni, dalla Toscana alla Puglia e alla Calabria, fino alla Lombardia e alle Marche. La Roche ne ha annunciato la distribuzione gratuita.

Le armi principali attualmente utilizzate sono comunque le combinazioni sperimentali dei vecchi farmaci anti-Aids, progettati per bloccare l’enzima che permette al virus Hiv di penetrare nelle cellule. 

Fonti: BioRxiv, Bbc, Ansa