Coronavirus, il prof Andrea Remuzzi: “Se il trend si conferma il picco sarà a metà aprile”

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 Marzo 2020 19:20 | Ultimo aggiornamento: 14 Marzo 2020 19:20
Coronavirus, il prof Andrea Remuzzi: "Se il trend si conferma il picco sarà a metà aprile"

Coronavirus, il prof Andrea Remuzzi: “Se il trend si conferma il picco sarà a metà aprile” (Foto archivio Ansa)

ROMA  –  Coronavirus, il picco dovrebbe arrivare intorno a metà aprile. Lo dice all’Agi Andrea Remuzzi, dell’Università di Bergamo, che insieme a Giuseppe Remuzzi dell’Istituto Mario Negri di Milano ha pubblicato su Lancet uno studio in cui vengono descritti nel dettaglio i potenziali sviluppi dell’epidemia di coronavirus in corso e viene anche stimato il fabbisogno di letti nelle unità di terapia intensiva negli ospedali italiani.

“Se anche domani si confermerà il trend che abbiamo previsto, vuol dire che l’epidemia sta rallentando e che il nostro sistema sanitario sarà in grado di far fronte anche alla fase più intensa del picco dei contagi”, ha detto Andrea Remuzzi. 

“I dati che abbiamo raccolto e che abbiamo continuato a osservare anche dopo la consegna del nostro lavoro a Lancet (tre giorni fa) sono coerenti con quanto avevamo osservato. L’epidemia si sta staccando dal suo andamento di tipo esponenziale (con una crescita molto elevata e con una curva quindi molto ripida) e sta cominciando ad avere un andamento molto diverso. Questo vuole dire che è in linea con le nostre stime e che il picco dovrebbe esserci tra circa quattro settimane”, ovvero intorno al 14 aprile.

Non vuol dire che la curva smette di crescere, solo che il ritmo con cui cresce, sarà inferiore. L’epidemia comincerà a ridursi solo quando supererà il picco. “Per allora – ha spiegato Remuzzi – ci attendiamo un fabbisogno di almeno 4.000 unità di terapia intensiva”.

La necessità di creare nuovi posti letto attrezzati per pazienti con gravi complicazioni cardio polmonari sarà più forte nelle zone dove l’epidemia non si è originata, ovvero fuori dalla Lombardia dove “il tasso dei pazienti ammessi ai reparti di terapia intensiva comincerà a essere bilanciato da quelli che saranno dimessi. A Bergamo, dove c’è il tasso più alto di ricoverati in terapia intensiva in questi giorni e cioè dopo circa tre settimane dall’inizio dell’epidemia, si cominciano a registrare le primi dimissioni. Nelle altre zone come Roma o Napoli invece ci troveremo in una situazione diversa di crescita costante e senza turn over” perché non ci saranno pazienti da far dimette prima di tre-quattro settimane il tempo medio dei ricoveri per i pazienti in terapia intensiva.

Per sapere cosa potrebbe accadere una volta superato il picco dell’epidemia “dovremmo – dice Remuzzi – guardare a cosa succede a Wuhan e nella provincia dell’Hebei. Le stesse cose che fanno loro se le facciamo qua avranno un effetto paragonabile”. (Fonte: Agi)